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“O Dio, la tua Parola è Verità, santificaci con la Verità”

Per loro è la Bibbia in quanto tale, della quale hanno appena letto e ascoltato uno o più passi, che è compresa nel termine “la tua Parola”. Certo, la lettura della Bibbia è sovente preceduta da una preghiera di illuminazione con la quale domandiamo a Dio lo Spirito perché ci faccia cogliere la sua Parola attraverso delle Scritture evidentemente umane, e talvolta pesantemente umane. Questa preghiera distingue dunque tra le Scritture bibliche e la Parola di Dio. Ma chi se ne rende conto quando dichiariamo solennemente a Dio dopo la lettura “la tua Parola è Verità”? Ancora meno probabile se accade, come sono stato testimone qualche settimana fa, che il pastore introduca le letture dicendo “Ora leggeremo la Parola di Dio”.

Ovviamente i fedeli, che non sono necessariamente dei teologi sensibili a tutte queste sfumature, si sentiranno costretti a identificare, talvolta con grande imbarazzo, La Bibbia con La Verità, quale che sia il testo, magari terribile, che viene proposto.

E poi, di quale verità parliamo? Qui gli esperti diranno che questa invocazione si trova nel vangelo di Giovanni (17,17), pronunciata da Gesù nella sua famosa preghiera per i discepoli. Anche qui, solo gli esegeti consumati comprendono che la Verità, nel quarto vangelo, designa certamente la Verità divina, ma come si è manifestata attraverso il Verbo incarnato, ovvero Gesù, che d’altronde ha affermato di essere la Verità (Giovanni 14,6). La parola in effetti non si è fatta carta, ma carne (Giovanni 1,14). Chi, ascoltando la nostra invocazione, apprezzerà tale distinzione e tale comprensione? Quasi nessuno.

Infine, si parla troppo facilmente della “Verità”, come se la Bibbia ne avesse il monopolio esclusivo e altri testi religiosi fossero automaticamente squalificati, fallaci e senza fondamento. “La tua Parola è Verità” sarebbe quindi inteso come privilegio della sola Bibbia. Ho ancora nelle orecchie Théodore Monod che mi diceva, all’uscita da un culto, quanto lo scioccava una simile affermazione. Eppure non era certo uno zero in teologia!

Bisognerebbe assolutamente, salvo che ci si riconosca in un intransigente letteralismo biblico, rinunciare una volta per tutte a questa invocazione ambigua, fonte di grave disprezzo.

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