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Il papa visto da un protestante

Le ragazzine non potevano più fare le chierichette! Gli omosessuali erano messi all’indice. I teologi più aperti venivano interdetti: Eugen Drewerman, Jacques Pohier, Paul Vimort, Louis Evely, Hans Küng… La stampa e le librerie cattoliche non potevano discutere le grandi questioni come l’eutanasia, l’aborto, il matrimonio dei preti, il senso dell’eucarestia, il dogma della Trinità o… l’autorità del papa! I teologi della Liberazione, speranza dei poveri dell’America Latina, Gustavo Gutierrez, Leonardo Boff, Dom Hélder Câmara e tanti altri erano rigettati. I cattolici più progressisti e coloro che avevano delle idee di sinistrano lasciavano la Chiesa in punta di piedi. L’ecumenismo con i protestanti diventava sempre più inconsistente.

Giovanni Paolo II, sotto l’atteggiamento molto sicuro di sé, era altrettanto spaventato quanto lo è oggi Benedetto XVI dai mutamenti della società e in modo particolare dai profondi cambiamenti che si constatano attualmente nel paesaggio cattolico e nelle concezioni religiose degli uomini di oggi. Benedetto XVI, seguendo le sue tracce, probabilmente pensa che, concentrandosi sule concezioni più tradizionali, lascerà in eredità alle generazioni a venire una Chiesa, certo poco simpatica e che aiuterà poco nella vita, ma che almeno non rischierà di perdere la sua identità in mezzo alle idee moderne. Io credo che sia un calcolo del tutto errato e che in realtà sta portando la Chiesa cattolica a implodere, ma il Vaticano ha paura…

Ovviamente troviamo delle idee simili anche nel protestantesimo, gente che sostiene posizioni molto conservatrici, esalta l’autoritarismo, si aggrappa a dottrine già pronte a detrimento della stessa fede, rifiuta ogni attitudine critica e libera e si sforza di emarginare i liberali, che ai suoi occhi non sono più degli autentici figli di Dio. Ma le nostre Chiese non sono centralizzate come la Chiesa romana. Nessuna tendenza può davvero arrivare a prendere il potere. Nessuna autorità può davvero legiferare in maniera assoluta e indiscutibile. In nessun Paese i cristiani si vedono imporre un pensiero che viene da un altro continente.

Ovviamente troviamo anche nel protestantesimo delle concezioni etiche conservatrici e rigide, che rispecchiano più una teologia dottrinaria tradizionale che una compassione fraterna simile a quella che mostrava Gesù Cristo. Anche tra noi alcuni affermano che le regole morali di un tempo derivano direttamente dalla volontà di Dio e dimenticano di aprire gli occhi sulla miseria dei loro contemporanei per cercare con loro la via più umana, quella che procura la minore sofferenza. Ma le nostre Chiese insegnano che lo Spirito di Dio, nella sua diversità, può prendere delle strade alle quali non pensavamo, e nessuno di noi si permette di credere di avere il monopolio della verità e di conoscere personalmente la volontà definitiva e assoluta di Dio!

Ecco perché io non penso che le dimissioni di Benedetto XVI e la sua sostituzione con un altro papa dalle opinioni più accettabili regolerà realmente i problemi della Chiesa cattolica. Solo la libertà di pensiero e di comportamento, solo una decentralizzazione degli organi di riflessione nella Chiesa può permettere l’evoluzione delle spiritualità cristiane – e questo vale senza dubbio per le spiritualità islamiche, ebraiche, hindu e buddhiste…

Già nel 1366, sotto l’influenza del pre-riformatore John Wyclif, il Parlamento di Londra aveva votato la seguente dichiarazione: “O è Edoardo ad essere re, o è il papa Urbano ad esserlo. Noi accettiamo Edoardo d’Inghilterra e rifiutiamo Urbano di Roma.”
Se io fossi papaOrganizzerei immediatamente delle elezioni democratiche tra i cristiani di tutte le denominazioni: cattolici, protestanti, ortodossi, evangelici. Verrebbero nominati una cinquantina o un centinaio di deputati che si organizzerebbero in una Assemblea Generale, eleggerebbero (per 4 anni) una Giunta, il presidente, il vicepresidente, il tesoriere, il segretario, al fine di gestire i problemi comuni alle diverse Chiese.

L’Assemblea Generale e la Giunta non potrebbero assumere delle posizioni dottrinali o etiche che escludono coloro che la pensano diversamente.

Organizzerei una stampa regionale e mondiale libera e aperta, in cui tutte le questioni sarebbero liberamente discusse.

L’Assemblea Generale aiuterebbe tutte le Chiese a vivere e sviluppare le loro idee. Ogni Chiesa, ogni parrocchia avrebbe la libertà, dopo averne discusso in maniera democratica, di avere preti e vescovi donne, di accettare e sposare omosessuali, di praticare o meno questo o quel sacramento.

L’Assemblea Generale avrebbe un atteggiamento abbastanza libero per stabilire dei contatti rispettosi con le altre religioni, senza spirito dominatore, senza presunzione, di modo che gli altri credenti possano rilassarsi e smettere di dire e credere di possedere essi soli la verità e che tutti possano incontrarsi, rispettando il modo di essere e di credere di ciascuno.

In questo modo rimarrei “papa” solo qualche giorno, il tempo di dare l’avvio a questo movimento, e poi automaticamente sparirei.

E in effetti io credo che non ci voglia nessun papa.

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