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Parola ebraica: Non siamo mai nel luogo giusto

Di Haim Fabrizio Cipriani*

Traduzione di Giacomo Tessaro

* Haim Fabrizio Cipriani, autore di numerose opere sull’ebraismo, è rabbino della comunità ULIF (Unione Israelita Liberale di Francia) di Marsiglia, della comunità italiana Etz Haim e Visiting Rabbi presso le comunità Kehilat Kedem di Montpellier e AJTM (Alleanza per un Giudaismo Tradizionale e Moderno) di Parigi.

È raro trovarsi nel luogo giusto. Dice il testo biblico: “E YHWH Elohim pianta un giardino in Eden, a levante, e vi pone il terroso che ha formato” (Genesi 2:8), ma più avanti “e YHWH Elohim lo cacciò dal giardino di Eden, perché coltivasse la terra da cui era stato preso” (3:23). L’essere umano, separato dalla terra da cui è formato e integrato nella dimensione del giardino di Eden, deve poi essere allontanato da quel luogo e riunito alla terra, per lavorarla e lavorare su se stesso. A partire da questo momento, l’essere umano si distinguerà per la sua capacità di cercare (ma non di trovare) il luogo giusto.

Il racconto della vita di Avraham si apre sul medesimo registro: “YHWH disse ad Avram ‘Va’ verso di te, dalla tua terra, da dove sei nato, dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti mostrerò’” (Genesi 12:1). Ciò che rende Avram così importante non è altro che la sua capacità di sradicarsi dalla sua realtà per abbracciare un destino non definito, in un “altrove” non specificato.

È forse per questo motivo che, più tardi, il popolo ebraico dovrà sradicarsi dall’Egitto per spogliarsi di tutto ciò che ostacola la sua spiritualità. Persino nel momento in cui, sul monte Sinai, viene donata la Torah, constatiamo che Moshe non si trova dove ce lo aspetteremmo: YHWH infatti gli dice “Va’, scendi: tu salirai con Aharon […] Moshe scende verso il popolo […] Allora Elohim disse tutte queste parole per dire: ‘Io, YHWH, il tuo Elohim, che ti ha fatto uscire dalla terra di Mitzraim […]’” (Esodo 19:24-20:2). La Rivelazione ha luogo sul monte nel momento in cui non vi si trova più nessuno. Quella cima è il luogo in cui Moshe si trovava, e dove si troverà, ma al presente non vi si trova. È forse per questa ragione che il giudaismo utilizza il termine “Maqom”, il “Luogo”, per dare un nome al Trascendente. Quel Luogo si presenta a Moshe come “Io sarò ciò che sarò” (Esodo 3:14). Sarà anche stato in tutti i luoghi in cui lo si cercherà, ma sarà altrove e ci starà chiamando da un altro luogo. Per fortuna non siamo mai nel luogo giusto, altrimenti come potremmo sentire la sua chiamata?

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À propos Gilles

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a été pasteur à Amsterdam et en Région parisienne. Il s’est toujours intéressé à la présence de l’Évangile aux marges de l’Église. Il anime depuis 17 ans le site Internet Protestants dans la ville.

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