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Viaggio in Armenia

Di Agnès Adeline-Schaeffer

 

pastora della Chiesa Protestante Unita di Francia e cappellana al carcere femminile di Versailles.

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

L’Armenia è il primo Stato ad aver adottato il cristianesimo come religione ufficiale, ma in questo Paese, che ha legami molto stretti con la Francia, sono presenti anche altre religioni.

 

Mi sono recata per la prima volta in Armenia nell’aprile 2015. Pur essendomi documentata sul Paese, non avevo la minima idea di ciò che avrei scoperto. La realtà ha superato l’immaginazione: non puoi che ammirare questo Paese e i suoi abitanti, che rimangono in piedi a dispetto di tutto e di tutti.

 

A dispetto di tutto, perché il clima del Paese è continentale, caldo e arido in estate, freddo e nevoso in inverno, e soggetto ai terremoti: quello del dicembre 1988, per esempio, ha distrutto quasi il 60% della città di Gyumri e ha ucciso più di 50.000 persone. Le tracce sono visibili ancora oggi: metà della città è tutt’ora in rovina. Da 27 anni, più di 4.000 famiglie vivono in una situazione precaria e attendono una nuova casa: per ora vivono in alloggi provvisori, chiamati “domik”, che poco a poco sono diventati definitivi.

A dispetto di tutti, perché questo Paese è sempre stato preda dei suoi vicini: i vecchi imperi ottomano e russo, poi l’ex URSS di cui è stato una delle Repubbliche, e l’antico impero persiano. Indipendente solo dal 1991 dopo il crollo del regime comunista sovietico, l’Armenia di sta abituando pian piano alla democrazia repubblicana e alla pace, anche se il cessate il fuoco, proclamato 20 anni fa, viene tutt’ora violato tra gli Azeri e il Nagorno-Karabakh.

 

La religione praticata in Armenia è considerata la più antica del cristianesimo. La Chiesa apostolica armena è una Chiesa orientale, ortodossa, gregoriana e autocefala. Rivendica il titolo di “apostolica” in quanto fa risalire le sue origini agli apostoli Taddeo, discepolo di Cristo, e Bartolomeo. Divenne la religione ufficiale del Regno d’Armenia nel 31, quando il re Tiridate IV si convertì grazie alla testimonianza e all’esempio di san Gregorio l’Illuminatore. Numerose chiese e monasteri abbelliscono il paesaggio armeno. L’architettura è sobria e simbolica. Gli edifici sono quadrati, con al centro un’apertura verso l’alto per la quale si può vedere il cielo. Il simbolismo è il seguente: non c’è alcun ostacolo tra Dio e il credente, che può ricevere “direttamente” la sua grazia. Poi c’è una predella in pietra che accogli un altare di dimensioni modeste, dietro il quale si trova una cortina. Quando il sacerote officia, si mette prima di tutto in regola con i suoi peccati attraverso la preghiera, dietro la cortina, a tu per tu con Dio. Dopo essere stato perdonato apre la cortina e scende ad unirsi ai fedeli, accompagnandoli nella loro richiesta di perdono. Quando l’ufficio è finito i fedeli lasciano la chiesa a ritroso: questo significa che non si volta la schiena alla grazia di Dio. Si esce dalla chiesa a ritroso anche quando si va in visita, senza assistere all’ufficio. È un gesto antico, il cui sgnificato è spesso ignorato, che rimane radicato nell’uso al punto che anche i non credenti lo adottano.

 

All’interno delle chiese ci sono poche o nessuna icona, ma i muri sono ornati di Katchkar, una sorta di stele la cui altezza può variare tra 1,50 e 2 metri, di solito rettangolare, decorata da una o più croci scolpite, ornata di rappresentazioni di figure umane o iscrizioni, incredibilmente precise e fini. Esse incarnano la cristologia della Chiesa apostolica armena con un albero della vita: ciò che conta non è la morte di Cristo ma la sua resurrezione, o la sua natura divina. È una specificità dell’arte armena, presente su tutto il territorio armeno e preservata anche nel Nagorno-Karabakh.

 

Nel XIX secolo è nata un’altra Chiesa cristiana: la Chiesa evangelica armena. Originata dall’attività dei missionari protestanti, questa Chiesa predica il ritorno alla Bibbia e pone l’accento sulla salvezza per grazia in Gesù Cristo, la necessità della nuova nascita, il pentimento e l’obbedienza alle parole dell’Evangelo che conducono a una personale professione di fede. La Bibbia è stata resa accessibile a tutto il popolo attraverso la traduzione dall’armeno classico alla lingua moderna. Combattuti dalle autorità religiose dell’epoca, i partigiani della Riforma furono scomunicati su decisione del Patriarca armeno di Costantinopoli. Costretti dalle leggi ottomane a costituirsi in Chiesa separata, ubbidirono creando, il 1 luglio 1846, la Chiesa evangelica armena. Alla vigilia del genocidio del 1915 questa Chiesa contava più di 51.000 membri; nel 1920 ne rimanevano solamente 14.000 i quali, costretti all’esilio, hanno in seguito costituito delle nuove Chiese nella maggior parte dei Paesi di emigrazione. La Chiesa evangelica costituisce attualmente una piccola minoranza nel Paese ma è in dialogo con la Chiesa apostolica.

 

In Armenia esistono altre minoranze religiose. Gli Yezidi sono circa 80.000, per la maggior parte allevatori. Li si incontra d’estate sulle pendici superiori del monte Aragats dove portano a pascolare i loro animali vivendo diversi mesi sotto le tende. Il loro culto non è né cristiano né musulmano ma solare, prossimo allo zoroastrismo, e affonda le sue radici nell’antico Iran. A Yerevan i musulmani possono ritrovarsi alla “Moschea blu”, costruita nel 1765-1766 sotto il regno del Khan di Yerevan, Hussein Ali. Trasformata in planetario sotto il regime sovietico, oggi è tornata alla sua funzione originaria ed è frequentata principalmente da Iraniani. A Yerevan troviamo anche una minoranza ebraica, che conta circa 1.000 persone, e una cattolica romana, principalmente a Gyumri, ammirevolmente rappresentata da una comunità di suore.

 

Un’antichissima amicizia unisce la Francia e l’Armenia: vengono regolarmente organizzati viaggi culturali, umanitari ed ecumenici.

 

 

 

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À propos Gilles

a été pasteur à Amsterdam et en Région parisienne. Il s’est toujours intéressé à la présence de l’Évangile aux marges de l’Église. Il anime depuis 17 ans le site Internet Protestants dans la ville.

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