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La dignità dell’uomo e della sua vita

Un’organizzazione magnificaÈ assolutamente prodigioso che della materia del tutto inerte possa venire organizzata in modo da formare un essere vivente. È ancora più prodigioso quando questo corpo vivente è capace di pensare, di sognare, di scrivere poesie e comporre musica, quando questo essere è capace di amare e perfino di pregare Dio! Tutto questo a partire da atomi qualunque, che potrebbero comporre un sassolino o un ceppo d’albero, e di qualche reazione chimica. Dunque sì, il fatto che questa materia sia così bene organizzata le conferisce già un grande valore.
Un’opera d’arte unicaSe un’opera d’arte esiste in un unico esemplare possiede un valore molto più alto, come il francobollo giallo da tre scellini del 1857 che vale qualche milione di euro, un minuscolo pezzo di carta che deve la sua rarità a un errore di inchiostratura. Perciò ciascuno di noi è in un certo modo unico; il nostro patrimonio genetico, ma più ancora l’evoluzione di quello che siamo attraverso ciò che viviamo, i nostri incontri, le scelte e i sogni che facciamo, fanno sì che diventiamo degli esseri sempre più singolari.
Ma ci vuole ancora un amatoreUna persona in forma e competente sarà stimata nel mercato del lavoro, ancora di più se i suoi talenti sono complessi e rari. Il valore della persona, secondo questo criterio, segue un po’ le oscillazioni della borsa secondo la domanda e l’offerta; talvolta ha un valore inverosimile, talvolta non ha valore su questo mercato.

Ma non è tutto qui il valore di una persona, poiché ci sono altri tipi di amatori, che annettono un valore straordinario alla nostra persona. Quando qualcuno ci ama, abbiamo un valore altissimo. È un po’ lo stesso meccanismo di quando, per esempio, un vecchio pullover ha un grande valore per una persona in particolare, e solo per lei, perché quell’oggetto è un ricordo, anche se per altri non ha alcun valore. Ecco così che noi abbiamo un valore infinito per coloro che ci amano. Quando qualcuno a noi vicino ci ama, perché ci ama? Perché noi siamo noi; è qualcosa di cui abbiamo tutti esperienza. Per esempio, quando qualcuno che amiamo perde un braccio o la sua posizione sociale noi siamo addolorati per lui, ma se l’amiamo non lo ameremo di meno per questo: la sua situazione non cambia per nulla il valore che questa persona ha per noi… Tuttavia la salute del corpo è assai preziosa, la nostra situazione e i mezzi di cui disponiamo sono importanti perché ci permettono di esprimerci. Ma non sta qui la totalità, l’essenziale dell’infinito valore di ciascun individuo: questa totalità è qualcosa di spirituale. L’Evangelo dice il vero. La dignità ci viene dall’esterno, indipendentemente dal nostro valore, per grazia.Il pensiero della nostra indegnitàArriviamo così a guardare coloro che amiamo in maniera naturalmente sensibile a questa dimensione spirituale. Abbiamo però più difficoltà a esercitare tale saggezza quando consideriamo la nostra dignità. Basta che facciamo un errore, che accada un incidente o un tradimento, e ci sentiamo feriti nella nostra dignità; non è una cosa ragionevole, perché se la stessa cosa capitasse a qualcuno che amiamo non lo ameremmo di meno, non sarebbe meno degno del nostro amore e della nostra stima. Una persona depressa può arrivare a dubitare della sua dignità. Un bambino a cui un adulto ripete che non vale nulla può perdere il senso della sua dignità, anche se è una cosa ovviamente falsa; non siamo dunque dei buoni giudici della nostra dignità. Una persona può essere sminuita sotto diversi aspetti senza che la sua dignità cambi di una virgola; le sue condizioni di vita possono essere difficili, terribili, insopportabili, ma in nessun caso indegne. Si può non amare la propria vita, il proprio corpo, il proprio paese, ma l’idea stessa che una persona o una vita possa non essere degna è a mio avviso un’idea falsa e nociva.

Gli atti commessi dagli Stalin, dagli Hitler, dai bin Laden devono essere combattuti fino all’ultimo respiro nel nome stesso della grazia. Ma il fatto che i loro atti siano indegni non ha niente a che vedere con la dignità dei loro autori; in particolare, l’Evangelo della grazia ci insegna a non ridurre la persona i suoi atti: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” prega Cristo di fronte ai romani che l’hanno appena crocifisso.
Il pensiero della nostra dignitàUna concezione della dignità basata sul valore della persona o della qualità della sua vita pone dei problemi; ne pone in se stessa, ne pone in relazione agli altri, ma è in ultima analisi un estremo affronto verso chi è rimasto ferito dalla vita, chi è nato nel disagio, i peccatori, chi ha un figlio disabile… Non solo essi hanno già delle difficoltà, ma la nostra concezione della dignità li priva di valore ai nostri occhi e proietta tale svalorizzazione nella società attraverso parole e azioni che influenzeranno altri.

Allo stesso modo è pericoloso dire che ogni persona è giudice della propria dignità. È pericoloso perché è falso, è una negazione della nostra persona e di coloro che ci amano; è in ogni caso una negazione di Dio e della sua libertà di amarci, che noi troviamo noi stessi amabili o meno.

Tutto nell’uomo è relativo e variabile, salvo la sua dignità. Io posso essere più o meno grande, bello, forte, ricco, intelligente, saggio, credente, più o meno amabile o amato, più o meno in salute… Ma Gesù ci mostra, con una piccola immagine chiarificatrice, che la dignità non può e non deve essere misurata: ci dice “Voi siete la luce del mondo”; che noi lo vogliamo o meno, questo ci è dato individualmente. Gesù dice poi che c’è una cosa che può impedire a questa luce di illuminare, ed è metterla sotto un moggio, sotto una misura di grano. Appena cerchiamo di valutare se una persona è più o meno luminosa, più o meno degna, subito tutto diventa scuro e non capiamo più la nozione stessa di dignità. E tuttavia la luce brilla ancora, nascosta dal moggio.
Al servizio della dignitàÈ dunque essenziale prendere adeguatamente coscienza dell’amore di cui siamo amati, in particolare di quell’amore che Dio ha per noi e che nulla ci potrà portare via, e di attingervi la coscienza della nostra dignità, del nostro valore, del prezzo della nostra esistenza e del prezzo della persona e della vita degli altri. Questa presa di coscienza è una ginnastica, un’apertura sulla dimensione spirituale, un’apertura a Dio. Possiamo così ricevere la coscienza dell’immenso valore di ciascuna delle persone che abbiamo incrociato durante la giornata, più o meno felicemente, e vederle in modo diverso. Possiamo anche pensare di dire più spesso agli altri che li amiamo se li amiamo, e altrimenti cercare di pensare e dire che li rispettiamo, che li comprendiamo un po’, anche se le loro azioni sono inescusabili. È importantissimo: talvolta una semplice parola può aiutarli a prendere coscienza del loro valore e ad evolvere.

È essenziale dire qualcosa sulla grazia di Dio, poiché la nostra capacità ad accompagnare gli altri sarà sempre limitata. Noi non siamo Gesù Cristo, e anche lui era talvolta stanco e non poteva essere simultaneamente accanto a tutti tutto il tempo, da Capernaum fino alle estremità della terra. Ecco perché, oltre alla parola, al gesto e allo sguardo che diranno all’altro la sua dignità, è a mio avviso essenziale dirgli il valore che ha agli occhi di Dio. Può darsi che sul momento alzerà le spalle, ma è in ogni caso importante, per lui e per noi, ed è importante per l’umanità, per porre la dignità radicale di ogni persona umana e della sua vita. È anche un’occasione per pensare questa dignità, un’occasione di farne esperienza attraverso la preghiera.

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