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Siate astuti come serpenti e puri come colombe (Matteo 10,16)

Perché Gesù aggiunge “astuti come serpenti?”

È molto interessante perché questo dà una visione del tutto realista della vita del cristiano nel mondo: ci vogliono purezza, fede, certo, ma anche intelligenza, perché il cristiano non deve essere né imbecille né gonzo. Cristo stesso non si lascia crocifiggere per debolezza, perché dice: “La mia vita nessuno me la toglie, ma io la depongo da me” (Giovanni 10,18); lo fa volontariamente, con cognizione di causa, sapendo quel che fa. Lasciarsi mettere i piedi in testa non è una gran bella testimonianza. Senza dubbio bisogna saper dare, ma dare non è lasciarsi prendere. Gesù non dice: “Se ti prendono il mantello, lasciati prendere la tunica” ma “da’ la tunica” e “Se ti percuotono sulla guancia sinistra lasciati percuotere anche sulla destra” ma “porgi la destra”. Ecco la posizione attiva del cristiano, e ci vuole certamente dell’intelligenza per evitare la possibile perversione della dolcezza e dell’amore. La mollezza e la debolezza non sono costruttive. L’Evangelo non è un incitamento alla passività, al contrario invita a una certa intelligenza attiva. E tuttavia bisogna dare tutto, anche la vita, non bisogna mai staccarsi dall’ideale di purezza né perdere in qualsiasi modo l’anima. La colomba deve temperare senza sosta il serpente e viceversa.

Fare il bene è estremamente complicato. Ne conosciamo globalmente il senso, ma in pratica bisogna essere saggi per non mancare di discernimento. Non bisogna lasciarsi andare ai propri buoni sentimenti e alla propria generosità senza conservare l’intelligenza di fare la cosa giusta nel modo giusto. Bisogna domandarsi se il nostro gesto sarà creatore o perverso per la persona a cui è destinato.

All’inverso è bene in questo mondo dimostrare intelligenza ed efficienza, anche nelle nostre buone opere, ma è essenziale saper conservare una dimensione di ideali, di approfondimento personale, di attenzione all’altro per non perdere il senso di quel che facciamo.

La grande difficoltà della vita del cristiano è proprio salvaguardare l’equilibrio tra l’intelligenza e la fede. Cristo non chiede al cristiano di ritirarsi dal mondo ma di agire e quindi partecipare al suo funzionamento, e nello stesso tempo di non perdere i propri ideali.

Il cristiano è quindi sempre combattuto tra il serpente, intelligente e terra terra, e la colomba, che si libra nei cieli. Se è troppo serpente è schiacciato nella polvere, se è troppo colomba evapora. Ci sono questi due poli antinomici, inconciliabili, tra cui il cristiano è in tensione. Ma forse è proprio questo che lo rende attivo e luminoso, come la luce che scaturisce quando sono presenti due poli elettrici opposti. Un solo polo, pur se molto potente, non produce nulla. È la dialettica della sua vita che rende il cristiano ricco e fecondo. Certamente non è una situazione confortevole ed è sempre un po’ come Cristo, combattuto tra queste due realtà, crocifisso tra il verticale della fede e l’orizzontale del buon senso terrestre.

Ma è allora che il cristiano può diventare la Luce del Mondo.

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Un commentaire

  1. robertaspinnato@libero.it'

    Je sui très hereuse de lire ce que vous avez pubblié.
    Vous l’avez écrit amusement sans perdre sa verité.
    En effet c’est pour ça que l’Eprit témoigne d’être des enfants sans ruse et malice, mais pour ce qui concerne notre jugement:soyons des hommes fait,
    1 Corinthiens 14:20.
    Merci
    A bien tôt, si Dieu voudrais.

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