Soffio divino, dinamismo creatore, slancio vitale, che gonfia i polmoni di coraggio e di armonia e permette di resistere alle forze distruttive dell’esistenza.
Il Soffio di Dio “si librava nelle tenebre sulla superficie dell’abisso” (Genesi 1,2) quando “la terra era informe e vuota”.
Gli evangelisti mostrano Gesù animato da quello Spirito che manifesta la sua potenza di rinnovamento senza tenere conto delle distinzioni di purità rituale o etica. Riferisce a se stesso la promessa di Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il ricupero della vista ai ciechi; per rimettere in libertà gli oppressi.” (Luca 4,18)
Gli Atti insistono sulla forza di rinnovamento dello Spirito divino. Ne pongono la celebrazione il giorno della festa ebraica di Pentecoste in cui si commemorava il dono della Legge di Dio a Mosè. Non è più nell’immutabilità delle tavole di pietra che è incisa la volontà di Dio, è nel loro cuore ormai che i fedeli devono decifrarla:
“Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù” così dice Paolo (Galati 5,1).
L’evangelista Giovanni sottolinea che il Soffio dello Spirito è lo stesso che animava Gesù e che è ricevuto nella comunione diretta con lui: “Gesù soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo” (Giovanni 20,22). Situando questo episodio la sera di Pasqua, Giovanni mette lo Spirito santo in correlazione con la Resurrezione di Cristo, simbolo centrale, prototipo di tutti gli atti di rinnovamento compiuti dal Dio creatore lungo tutta la storia.
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