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Una benedizione per tutti i matrimoni

Il matrimonio delle coppie omosessuali è stato ratificato dal governo francese, ma la Chiesa rimane indietro. Marc Pernot ci parla della sua esperienza personale di pastore… e di novello sposo!

 

Di Marc Pernot*

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

Tratto da Évangile et Liberté n° 289, maggio 2015

 

Per molto tempo non ho avuto nessuna opinione particolare riguardo l’omosessualità; per me era un fatto, come l’esistenza delle persone bionde e delle persone brune. Non fino in fondo però, in quanto sono rimasto celibe fino ad una età avanzata e, anche quando non si è più di primo pelo, è normale che altre persone single esplorino l’eventualità di un incontro. Anche se non cercavo una persona con cui fare una coppia, era abbastanza gratificante essere approcciati da una donna; talvolta però venivo approcciato da un uomo e questo era per me strano e sgradevole, sicuramente perché il suo desiderio non coincideva con il mio.

 

Coppie simili alle altre

 

In quanto pastore, ho incontrato delle persone omosessuali in un contesto completamente diverso. Ho visto delle persone e delle coppie né peggiori né migliori di tante altre, dei credenti che fanno quello che possono e sperano in Dio, coppie fedeli che si sostengono nel lutto, coppie che fanno musica e cucinano insieme… Eravamo lontani le mille miglia dagli omosessuali che rimorchiano nei locali notturni, proprio come un etero non è necessariamente un uomo che palpeggia le sue impiegate e che naviga nei siti di incontri. Ovviamente le coppie gay, lesbiche ed etero sono diverse sotto molti punti di vista ma, dopo aver accompagnato centinaia di coppie, so che ci sono molti generi di coppie, e quindi delle autentiche coppie “ben assortite”. Qualche volta sono composte da due persone fuse tra loro, talvolta invece nemmeno convivono. Esistono coppie che differiscono per età, cultura o religione, che non sono la stessa cosa di una coppia di capi scout. Esistono coppie in cui l’autorità è condivisa in parti uguali e altre costituite da una persona che ama essere sostenuta e l’altra che ama sostenere… Ci sono tante coppie formidabili, che hanno certamente qualcosa di miracoloso nel loro assortimento e nel loro approfondirsi sempre più con il passare del tempo. L’alleanza che forma una coppia è sempre della stessa natura ma si pone ogni volta in maniera singolare. L’omosessualità è un dato che, in questo ambito, non è più particolare di molti altri.

 

Le coppie omosessuali vivono nel peccato?

 

Un giorno una coppia gay, quasi sempre presente al culto, mi ha posto una domanda in privato, di fronte a una torta alle pere: potevano pregare Dio per la loro coppia? Sentivo la realtà della loro coppia e pensavo che è bene pregare per qualcosa che ci sta a cuore; risposi sì, certamente sì. Questo li liberò di un peso terribile. Erano scappati da una Chiesa “evangelica” perché questa aveva rifiutato il loro dono a causa della loro omosessualità. Il rifiuto li aveva profondamente divisi tra una verità presentata come divina e il loro essere profondo, la loro fede, il loro amore e una vocazione che sentivano venire da Dio per la loro coppia. Questo mi pose in dubbio. Presto, la mia Bibbia (sono pur sempre un pastore)! Due versetti, due poveri versetti che forse, in prima lettura, condannano l’omosessualità. La Chiesa che aveva crocifisso questa coppia aveva detto loro che un cristiano deve rispettare la Bibbia e che quindi erano nel peccato a causa della loro omosessualità e tanto più per il fatto che erano una coppia. Già ero convinto che non si rispetta la Bibbia facendone una lettura così staccata dal contesto, soprattutto per quanto riguarda i precetti morali, per i quali è necessario che lo Spirito continui a soffiare (non meno che il discernimento). Se pretendessimo di avere un approccio letterale alla Bibbia saremmo dei criminali, in quanto dovremmo lapidare i nostri figli disobbedienti (Deuteronomio 21:20-21), oppure dovremmo, al contrario, “non resistere al malvagio” come dice Gesù, e quindi lasciare mano libera a pedofili, mafiosi e tiranni. Rispettare la Bibbia significa invece porla nel suo contesto e utilizzarla per interrogare noi stessi in preghiera. Tutto questo mi fece riflettere, e attualmente la mia convinzione di teologo e uomo di preghiera è che l’omosessualità non è un peccato, mentre il mio pensiero di scienziato mi dice che non è nemmeno una malattia, tanto meno contagiosa.

 

La preparazione al matrimonio: un esempio vissuto

 

In quel periodo alcune coppie mi chiesero se fosse possibile tenere un piccolo culto in occasione del loro “pacs”. Per un certo periodo ho risposto che bisognava attendere le decisioni del sinodo. In seguito però, a sorpresa, mi sposai: avevo incontrato l’anima gemella. La preparazione al matrimonio Bibbia alla mano, le discussioni e le preghiere, la cerimonia… Sperimentai la potenza evolutiva di questo processo. Come osavo rifiutare al mio prossimo ciò che è bene per me, che ancora adesso mi aiuta a costruire me stesso, con l’aiuto di Dio?

 

Che fare? Amo la mia Chiesa, che secondo me è la meno peggio di tutte. La mia Chiesa però mi dice che, da pastore, non devo organizzare cerimonie di benedizione per coppie omosessuali. È una cosa del tutto surreale, in quanto è l’unica cosa che viene proibita: un pastore può fare esorcismi, benedire qualsiasi persona o cosa, e deve dire di no a una bella coppia che chiede aiuto a Dio! Nella teologia protestante, però, essere pastore non è uno stato, bensì una funzione. Spesso sono pastore per settanta ore la settimana: al di fuori di queste sono un uomo che può partecipare a un ritiro in un monastero trappista o cenare con gli amici a un ristorante di lusso, perché no? Allora, nel mio tempo libero di semplice credente, ho accompagnato alcune coppie omosessuali nella preparazione alla loro promessa e al culto in luogo neutro. Anche dopo un articolo di Libération che, mio malgrado, faceva pubblicità a questo nuovo svago creativo, non sono stato sommerso dalle richieste, com’è logico che sia, visto che l’omosessualità è cosa naturale ma assolutamente minoritaria. Negli ultimi cinque anni ho accompagnato settanta coppie, di cui due islamo-cristiane con tanto di gridi di gioia delle donne maghrebine convenute, una coppia catto-buddhista, diverse coppie ecumeniche, sei coppie anglofone e quattro estranee alla Chiesa.

 

Una speranza per il 2015

 

Il culto protestante segue sovente la medesima traccia essenziale: annuncio della grazia di Dio, lode, lettura della Bibbia e predicazione, preghiera, benedizione dell’assemblea. Sappiamo inserire nel corso del culto un tempo per ricordare o celebrare circostanze particolari, per esempio una inaugurazione, un matrimonio, le nozze d’oro, un lutto: perché non l’impegno reciproco di due persone omosessuali sposate? Può essere qualcosa di semplice, profondo e vero, anche in una sala adibita a feste. Tuttavia, spero che il sinodo del 2015 ci permetterà di celebrare tale culto come pastori e all’interno di un tempio, perché è un luogo bello e pratico, che ispira sacralità; soprattutto perché il tempio è il luogo in cui i parrocchiani che si sposano vanno la domenica per rendere culto a Dio assieme alla loro Chiesa: chi oserebbe buttarli fuori in occasione del loro matrimonio? Nessuno, speriamo, in ogni caso l’essenziale è invisibile.

 

* Marc Pernot, dopo una carriera da ingegnere geotecnico e informatico, è da 20 anni pastore della Chiesa Protestante Unita di Francia; attualmente è in servizio all’Oratoire du Louvre di Parigi. È webmaster di olivierabel.fr, andregounelle.fr e oratoiredulouvre.fr, uno dei siti protestanti in lingua francese più frequentati.

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À propos Gilles

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a été pasteur à Amsterdam et en Région parisienne. Il s’est toujours intéressé à la présence de l’Évangile aux marges de l’Église. Il anime depuis 17 ans le site Internet Protestants dans la ville.

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