Di James Woody
Traduzione di Giacomo Tessaro
La sensazione di insicurezza provocata dalle gesta del terrorismo e la pubblicità fatta al reclutamento dei gruppi jihadisti hanno prodotto un dibattito parlamentare in Francia a proposito di un progetto di legge contro il terrorismo. Si è parlato, tra le altre cose, di eliminare assegni famigliari, di ritirare passaporti, di bloccare siti Internet. Cosa non si farebbe per preservare il diritto alla sicurezza? Le libertà fondamentali, in primo luogo la libertà di espressione e di circolazione, sono quindi le prime vittime. La libertà è addirittura sospettata di favorire il terrorismo, permettendone la propagazione. La libertà è quindi un alleato oggettivo di ciò che ci minaccia.
Il teologo svizzero Alexandre Vinet (1797-1847) affermava: “Se anche la libertà avesse in sé tutti i pericoli, se anche la servitù garantisse la tranquillità, io preferirei ancora la libertà, perché la libertà è vita e la servitù è morte”. Erodere le libertà fondamentali a vantaggio del diritto alla sicurezza è un calcolo sbagliato che finisce per fare il gioco del terrorismo, perché il terrorismo cerca prima di tutto di annientare la libertà di essere se stessi e ci spinge ad assumerci il ruolo negativo di colui che replica al suo aggressore sullo stesso registro di violenza. La barbarie si nutre di violenza e quindi non ci trasformerà con il pretesto di una minaccia che pesa improvvisamente su di essa. Solo dando a ciascuno delle buone ragioni di esistere in altro modo che indossando le vesti del barbaro è possibile arginare seriamente la radicalizzazione delle violenze latenti. La sicurezza non si decide per decreto, si elabora attraverso la libertà di espressione e la libera circolazione di buone ragioni di speranza. Il migliore alleato della sicurezza rimane la libertà.
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Évangile et Liberté Penser, critiquer et croire en toute liberté