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La proibizione del divorzio e la conversione dei cristiani d’Egitto all’islam

 L’Egitto, come gli altri Stati del Medio Oriente, non dispone a tutt’oggi di un codice laico unificato in materia di diritto di famiglia. Questo comprende le questioni relative al matrimonio, al divorzio, al testamento, alla successione etc. Così, il diritto civile non invade che in rari casi le competenze legislative delle diverse comunità confessionali, tanto cristiane quanto musulmane. Infatti questo diritto cambia secondo la religione della persona in causa e di conseguenza le persone cambiano di religione per poter applicare altre leggi.

Questo sistema di pluralismo legislativo è all’origine della conversione all’islam di migliaia di cristiani, poiché questa conversione costituisce una soluzione per sfuggire alle disposizioni restrittive della legislazione confessionale cristiana e per beneficiare di alcuni vantaggi della legge musulmana. Nei fatti, questa conversione viene effettuata essenzialmente per ottenere la custodia dei figli dopo un divorzio, custodia attribuita alla parte musulmana in caso di conflitto, o anche per sposare una musulmana, dato che questo tipo di matrimonio misto è proibito dalla legislazione egiziana.

La proibizione del divorzio presso certe comunità cristiane rimane una delle principali ragioni della conversione all’islam. Il cristiano convertito, anche nel corso del procedimento giudiziario di fronte a un tribunale, può immediatamente sottomettere la sua causa alle disposizioni generali della legge musulmana, che ammettono facilmente il divorzio.

Non di meno, i codici di statuto personale delle differenti comunità cristiane dimostrano una più o meno grande severità per quanto riguarda il permesso di divorziare. Limitando il divorzio al solo caso di adulterio, anche in caso di mutuo consenso da parte degli sposi, la comunità cattolica rappresenta la corrente estrema dell’interpretazione della legislazione cristiana.

Quanto alle persone appartenenti alla comunità ortodossa, possono in linea di massima ottenere una sentenza di divorzio per molte motivazioni, soprattutto in caso di accordo comune tra i due coniugi. Tuttavia, il patriarca della Chiesa copta Shenuda III (morto nel marzo 2012) ha avuto la tendenza a limitare queste ragioni. Ha così adottato la decisione n.7 del 1971 in virtù della quale nessuna autorizzazione di secondo matrimonio può essere concessa a chi ha ottenuto una sentenza di divorzio dai tribunali statali per altra ragione che l’adulterio. Il numero stimato dei cristiani ortodossi interessati da questa situazione è di migliaia ogni anno. Durante una manifestazione nell’agosto 2011 che ha radunato più di centomila persone, queste hanno minacciato la Chiesa ortodossa di rinunciare alla loro confessione per regolare i problemi nati da queste disposizioni legislative restrittive.

La proibizione del divorzio non è compatibile con l’obiettivo del cristianesimo, ovvero il rispetto dei diritti dell’uomo e della sua libertà. La sostituzione del codice religioso applicabile ai cristiani egiziani con un codice laico condurrebbe naturalmente alla protezione dei loro diritti fondamentali. Il miglioramento dello statuto dei cristiani in Medio Oriente può vedere la luce prendendo iniziative serie al fine di contribuire all’instaurazione della democrazia. Per quanto riguarda il sistema del pluralismo religioso, bisognerà rivedere i codici di statuto personale alla luce degli strumenti internazionali dei diritti dell’uomo. È importante adottare un codice civile unificato, che si applichi all’insieme dei cittadini, senza discriminazioni fondate sul sesso o la religione. La Chiesa è invitata a compiere il primo passo in questo campo.

Esperto in diritti dell’Uomo, Nael Georges è autore di un libro intitolato “Le droit des minorités. Le cas des chrétiens en Orient arabe” (Il diritto delle minoranze. Il caso dei cristiani nell’Oriente arabo) e di numerosi articoli in riviste scientifiche sulla religione e i diritti dell’uomo. Il dottor Georges è impegnato a fondo nella ricerca sul diritto arabo e musulmano come anche sulla protezione dei diritti dell’uomo e il dialogo interreligioso nel mondo arabo. Attualmente sta conseguendo un post-dottorato all’Università di Ginevra.

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