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Al di là delle facce paterne e materne di Dio

Il dibattito aperto da Camille Jean Izard nell’articolo consacrato alla “Faccia materna di Dio” ci appare particolarmente fecondo. Ci piacerebbe aggiungervi qualche rapida argomentazione.

Se la constatazione di un “trasferimento progressivo verso una rappresentazione materna di Dio” a partire da “Dio il Padre onnipotente” è innegabile, ci domandiamo se non sia il caso di andare al di là dello scivolamento in cui “la donna, in mezzo a difficili lotte, mette sempre più in discussione la dominazione dell’uomo”. In effetti, più ancora che uno scivolamento, crediamo di percepire una cancellazione della specificità uomo/donna (proprio come gli uomini, le donne possono diventare piloti d’aereo, e un uomo può essere ostetrico…) e un crollo delle funzioni paterne/materne legate al sesso (sia il padre, sia la madre, possono sollecitare un congedo genitoriale o, cosa ancora più sorprendente, delle donne cercano di concepire un figlio senza l’intervento del maschio). Ci si può perciò interrogare sul riemergere del concetto arcaico di un “Dio androgino”.

Il tema è presente, si sa, in molte religioni antiche. Shiva, all’interno dell’hinduismo, è un dio androgino. Il dio egizio Ptah è al tempo stesso “padre e madre” degli altri dèi. Platone, nel Simposio, riporta che in origine non vi erano che esseri androgini, emanazioni di dèi essi stessi androgini.

Si sa anche che secondo diversi testi midrashici di Genesi 1,27 l’Adamo originale è diventato maschio solo dopo la nascita di Eva. All’inizio, secondo la Kabbalah (Zohar, libro II), non solo Adamo e Lilith, la sua prima compagna, erano androgini, ma sono stati creati da un Dio egli stesso androgino.

Qualche commentatore ha scoperto delle tracce di androginia in san Giovanni e san Paolo: “Non c’è più né Giudeo né Greco…né maschio, né femmina; perché siete una cosa sola in Cristo Gesù” (Galati 3,28).

Più vicino a noi, Balzac, nel suo celebre romanzo Seraphita-Seraphitus, riferendosi a Swedenborg, canta l’amore e l’elevazione spirituale di due essere androgini che si rivelano essere il frutto di un dio androgino.

Anche degli artisti, tra i quali Paul Gauguin, si sono ispirati alla “teologia dell’androginia” nella loro ricerca del “paradiso perduto”.

Sul piano psicanalitico, se è giusto – nella prospettiva di C. J. Izard – citare Freud, noi ci riferiamo, nel nostro approccio, a C. G. Jung. Il tema dell’androginia fa parte, per lui, degli “archetipi” dell’umanità, e la ricerca dell’equilibrio tra “l’anima” (la componente femminile del maschio) e “l’animus” (la componente maschile della femmina) costituisce uno dei pilastri della sua terapia.

Oggigiorno il concetto di un Dio androgino non è – senza dubbio a causa della sua connotazione esoterica – molto portante. Ma, nel quadro “della fine delle certezze” (la citazione della formula di Prigogine è felice), filosofi, psicanalisti e teologi dovrebbero, a nostro avviso, rileggere e rivalutare la portata dei testi che esprimono questa concezione del mondo e di Dio.

L’impresa, ne conveniamo, non è semplice. In che modo immaginare questo Dio androgino quando i nostri schemi mentali ci conducono a rivolgerci, da generazioni, a un Dio “Padre” (spiritualità giudeo-protestante) o a un Dio “Madre” (spiritualità cattolicizzante).

Per parte nostra, è la lettura di Mircea Eliade che ci permette, non senza difficoltà, di pensare un Dio androgino. In questa prospettiva l’androginia rinvia alla riunione dei contrari, in altri termini alla “totalizzazione dei frammenti”.

È nella riscoperta dei testi di questo grande storico delle religioni che abbiamo preso coscienza della nostra “nostalgia di uno stato paradossale nel quale i contrari coesistono senza per questo affrontarsi e dove le molteplicità compongono gli aspetti di una misteriosa Unità” e del nostro “desiderio di riscoprire questa Unità perduta” .

Così, grazie a questo contributo di Eliade, noi possiamo rivolgerci a un “Dio Padre/Madre” e ripetere in una prospettiva rinnovata: “ASCOLTA Israele ! Il SIGNORE nostro Dio è il SIGNORE UNO” (Scrittura e traduzione proposte dalla Bibbia TOB di Deuteronomio 6,4).

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