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« Che cosa leggi ? Come leggi ?

Ecco due domande fatte da Gesù per rispondere all’uomo che cerca di metterlo alla prova (Lc 10, 25-26). Gesù non lo rimanda unicamente a quello che sa, ma al suo discernimento, alla sua capacità di interpretare. Il seguito dell’incontro non è meno sorprendente : sotto la forma di una controversia, senza risposta esplicita, apre la porta alla parabola detta del Buon Samaritano che a sua volta si chiude su un punto interrogativo (Lc 10, 36). In questo dialogo fatto di questioni, Gesù non offre una risposta tutta pronta al dottore della legge, ma lo scuote, lo rimanda alla propria responsabilità, e così il lettore di oggi è chiamato anch’esso a lasciare le sue certezze, i suoi irremovibili pregiudizi, per scoprire il significato della scrittura per conto suo.

Che cosa leggiamo e come leggiamo ? Non sono queste due domande un cammino propizio a farci riscoprire il gusto e il senso del testo biblico ? Ogni volta che il ciristianesimo dimentica di porsele, specialmente la seconda, affonda nell’oscurantismo e getta discredito su uno scritto però fondatore. Duemila anni di letture hanno poco a poco allontanato il lettore dalla sorgente. La Bibbia soffre oggi di una mancanza di interesse, magari anche di credibilità, persino tra i credenti.

Quando apriamo le nostre bibbie, troppo spesso ci troviamo confrontati non al testo ma a secoli di tradizioni accumulate in un mondo immaginario che circonda e supera largamente le mura delle Chiese. Per esempio molti dei nostri contemporanei confessano di non credere ai miracoli. Quindi quando si pone come un dogma l’obbligo di ammettere questo tipo di credenze, ci si fuorvia e si passa accanto al messaggio del libro. Si scivola persino nel fondamentalismo di tipo creazionistico. Viene legittimo chiedersi se la Bibbia non è diventato una parola senza interesse, oppure causa di rottura, invece di essere una parola di verità e di vita.
Perchè leggera ancora la Bibbia ?Si potrebbe lasciar perdere e stimare che questo testo è stato scritto in un contesto talmente lontano dal nostro che non ha più niente da dirci ; oppure operare delle scelte, tenere i passi che ci piaciono, ci stanno a genio, vanno nel senso della nostra teologia e buttar via gli altri. È vero che Dio si incontra anche nella persona del prossimo, negli scritti di teologi più contemporanei, nell’arte, la letteratura, la musica, la preghiera, la meditazione ; tante vie ci portano a Lui. Perchè dunque continuare a dare alla Bibbia quel posto di primo piano nella fede ?

Fare la scommessa di continuare a leggere la Bibbia e sopratutto di scoprirvi una parola per oggi può sembrare coerente per i protestanti, che si valgono del principio di « sola scriptura ». Ma la tradizione non basta a spiegare una tale scelta, che va ben aldilà di una semplice relazione alla Scrittura. Significa la volontà di riconoscere l’altro, quì applicata ai testi, ma che si allarga alla nostra esistenza ; dare credito all’altro, riconoscere in che cosa ha ragione, anche magari non condividendo le sue posizioni. Cioè capire il testo come un altro col quale posso aprire un dialogo, forse entrare in conflitto, nel gioco del riconoscimento. Non sone quindi le ragioni dogmatiche che ci invitano a perseverare nella lettura della Bibia, ma una prospettiva etica e esistenziale.

Bisogna perciò entrare nel movimento che permette una interpretazione autorizzata a scostarsi dai discorsi tradizionali, che può rovesciare le imaggini che prevalgono. Poichè il testo biblico è ricco di un significato inesauribile : è aperto all’infinito delle interpretazioni, in cerca di lettori attraverso tutte le età. Per ri prendere la bella formula di Gregorio il Grande (540-604) : La Scrittura cresce con i suoi lettori ». Il teste non esiste in se, deve essere letto o rischia di diventare lettera morta. È dunque urgente svegliare il desiderio di leggere, di promuovere una lettura talvolta iconoclastica.
Osare l’interpretazione del testoQuante proiezioni ci separano dal vero senso della Bibbia ! Coloro che se ne stanno lontano la percepiscono come un codice di buona condotta, imbottita di storie « sante » quindi per forza morali, o così satura di racconti violenti che non possono fare altro punto che suscitare in noi l’odio, o ancora così lontana da noi che il solo interesse che possa ancora rappresentare sia una testimonianza di natura storica. Bisogna riconoscere che troppe letture credenti, per non aver saputo rimettersi in questione, hanno negato l’accesso di questo libro a molti contemporanei.

È una delle poste in gioco della lettura e anche della predicazione di oggi ; far scoprire o riscoprire il sapore dei racconti, la bellezza dei poemi, far risaltare la dimensione profondamente antropoligica di questi scritti, la loro diversità nella forma ma anche nella teologia, con lo scopo di trovarloro un significato, un senso nella nostra esistenza. Perchè leggere non è accontentarsi di capire, bisogna andare oltre, interpretare il testo e interpretare se stesso.
Proposte per proseguireCome procedere ? Entrare in un testo è una ricerca tra le difficoltà e la gioia della scoperta. È una apertura su un cammino di interpretazione con alcune tappe. Ci sono ovviamente alcuni cammini laterali che vale la pena indagare, ma vorrei porre due o tre punti di riferimento, che si possono tuttavia spostare.

Durante la prima tappe proveremo di diventare consci dei presupposti che nutriamo a proposito del testo. Qual che sia il livello di conoscenza biblica di una persona, anche sprovvista di educazione religiosa, tutti abbiamo dei preconcetti, delle proiezioni talvolta molto estranee al testo. Così per i racconti di Natale teniamo in memoria una storia che mischia i testi dei vangeli di Matteo e Luca, con in più qualche elemento tratto dai testi apocrifi. La storia che ciascuno ha in testa si apparenta alle favole popolari ma ha poco a che vedere con la dimensione antropologica e teologica sviluppata dagli autori dei vangeli.

La seconda tappa ci invita a focalizzare l’attenzione su quello che il testo dice. Prenderlo sul serio. Leggere con attenzione. Interessarsi a quello che dice consiste anche nell’intendere quello che non dice. Certe volte la novità, la scoperta, l’interpellazione si profilano attraverso i bianchi, i buchi del testo. Sempre riferendosi ai racconti della nascita di Gesù, colpisce particolarmente il fatto che due dei vangeli (Marco e Giovanni) li lasciano completamente da parte, non ne fanno menzione.

La terza tappe : cosa significa. Così la genealogia di Gesù che apre il vangelo di Matteo e per conseguenza tutto il Nuovo Testamento – tralasciando il suo lato noioso – iscrive Gesù nella discendenza di Abrahamo. Con la menzione di quattro donne di cui tre straniere ; una breccia si apre in questa bella successione.

Fin quì credenti e non credenti possono trovare un senso alla lettura.

La tappe successiva mi interrogherà più direttamente sulla mia fede, la mia relazione con Dio, con gli altri : che cosa mi dice questo testo ? Si vede che l’Annunzio a Maria in Luca non si può ridurre ad un aneddoto, costituisce un avvenimento che scappa alle categorie della storia fattuale. Fa da eco agli altri racconti di nascite improbabili, sottolineando il fatto che ciascuna nascita è dell’ordine del miracolo. Dopo di chè si scopre la necessaria presenza del Soffio per accedere al pienamente umano. Infine questo annuncio della Incarnazione rappresenta l’alleanza di Dio con l’uomo, Dio viene nell’uomo ; preannuncia così il messaggio di vita, cioè la predicazione, la morte e la risurrezione di Gesù.

L’attento ascolto dato al testo biblico contesta e ricompone i paesaggi famigliari del lettore e apre sull’orizzonte dei possibili. La Bibbia si svela. La si credeva risposta, in realtà è per noi interrogazione.

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