Tuttavia, Hannah Arendt ha scorto una affinità tra la decisione di giustizia e quella di perdono. Scrive in La condizione umana: “Il castigo […] ha questo in comune con il perdono, che tenta di mettere fine ad una cosa che, senza un intervento, potrebbe continuare indefinitamente. È dunque molto significativo […] che gli uomini siano incapaci di perdonare quello che non possono punire, e che non siano capaci di punire quello che si rivela imperdonabile.”
Come ha fatto osservare Ricoeur, ciò che c’è di più razionale nella pena, e cioè che sia proporzionata al crimine, corrisponde anche a quello che c’è in essa di più irrazionale, ovvero il fatto che cancelli. In che modo un dolore fatto subire potrebbe cancellare, o semplicemente riparare, un altro dolore? Qual è dunque il senso della pena?
La pena dovrebbe permettere la trasformazione del colpevole, al tempo stesso completamente e diversamente colpevole, completamente e diversamente irresponsabile, per farne un essere responsabile, che accetta quello che ha fatto e si sente capace di non farlo mai più. L’esecuzione della pena dovrebbe porre il soggetto in condizione di interpretare la pena e, finalmente, di interpretare se stesso. Ma le condizioni nella nostra società sono mature perché questo sia possibile?
Oggigiorno il perdono viene ostentato sulla scena politica. Si tratta di un fatto abbastanza nuovo. Né il diritto internazionale, né, più largamente, la filosofia politica classica fanno spazio a questo concetto. Questo è senza dubbio legato alle abominazioni di ogni genere che ha conosciuto il XX secolo; come superare il passato e aprire un futuro senza ricorrere a qualcosa come il perdono?
Ma alcuni filosofi, come Ricoeur e Derrida, ritengono che il perdono, “follia dell’impossibile”, non solo non potrebbe essere politicamente istituzionalizzato, ma che si snaturi passando nella sfera politica o sociale. “Un perdono “finalizzato” non è un perdono, è solamente una strategia politica o un’economia psicoterapeutica” scrive Derrida.
Il perdono è molto difficile… Alla domanda: “Per lei, è possibile o impossibile perdonare il male che è stato fatto?”, il 72% dei Francesi risponde che è possibile perdonare. Tuttavia, quando si chiede loro: “Ritiene possibile o impossibile perdonare i seguenti crimini…”, il 91% dei Francesi pensa che sia impossibile perdonare l’assassinio di un bambino.
Quattro teologi protestanti, Louis Pernot, Camille Izard, James Woody e Laurent Gagnebin, approfondiscono qui la possibilità del perdono, la sua necessità e le sue esigenze.
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