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Escatologia

Di Henri Persoz

 

Traduzione di Giacomo Tessaro

 

Ecco un termine poco famigliare per la maggior parte dei nostri contemporanei: “escatologia”. Henri Persoz ci parla della sua origine e del suo significato

 

 

Henri Persoz è ingegnere in pensione. Alla fine della sua carriera ha intrapreso gli studi completi di teologia che gli hanno permesso di difendere, ancora meglio di quanto già non facesse, il suo approccio molto liberale al cristianesimo.

 

Tratto da Évangile et Liberté n° 310, giugno-luglio 2017

 

I passi biblici sono tratti dalla versione Nuova Riveduta

 

Questa parola di origine greca non dice nulla ai nostri contemporanei: è roba da teologi. Viene dalla parola “eschatos” che si riferisce alle cose ultime, alla fine del mondo, ciò che è più distante da noi, remotissimo. Si trova spesso nel Nuovo Testamento, per esempio quando Gesù raccomanda (in Luca 14:10) a chi viene invitato a un pranzo di sedersi all’ultimo posto, vale a dire all’”eschaton”; oppure, quando dice che i primi saranno ultimi (Matteo 19:30), usa la parola “eschatoi”, vale a dire coloro che sono respinti molto lontano da noi.

 

All’epoca di Gesù, come anche oggi, la competizione degli uomini nei loro rapporti reciproci era una sorta di ossessione, e i discepoli non facevano eccezione. Bisogna essere i primi dappertutto, a scuola, negli acquisti, nel lavoro, nei sondaggi, nella stima che il prossimo ci deve, al nostro funerale, nel Regno dei Cieli. Gesù si oppone alla malattia della competizione: i primi devono stare all’altra estremità, il più lontano possibile, all’ultimo posto. Lo vediamo per esempio nella parabola detta “degli operai della dodicesima ora”. In questo racconto alcuni operai vengono reclutati alle prime ore del mattino e lavorano duramente per tutta la giornata, mentre altri, arrivati più tardi, vengono reclutati alla dodicesima ora. Al momento della paga, il padrone fa venire per primi gli ultimi arrivati (eschatoi) e dà loro la stessa paga dei primi. È il rovesciamento dei valori: la saggezza insegnata da Gesù è speculare a ciò che ricercano gli uomini. Non si tratta di essere serviti come se fossimo i primi, ma di servire gli ultimi arrivati, che magari arrivano dall’altro capo del mondo.

 

Il termine “eschatos” viene utilizzato anche per parlare dell’ultimo giorno, delle cose ultime, soprattutto nel vangelo di Giovanni. Ne deriva il termine “escatologia”, che per i teologi è la scienza delle cose ultime, di quando verrà il figlio dell’Uomo. A partire dal tempo di Gesù, di fronte alla sofferenza del popolo, da tanti anni occupato e asservito, molti Giudei attendevano una liberazione che venisse dal cielo, un Messia che avrebbe cacciato i Romani e ristabilito per sempre la pace in Israele, i suoi diritti e la sua libertà. Ritroviamo questa attesa già nei libri tardivi della Bibbia ebraica, per esempio nel libro di Daniele (12:1-2), che si esprime così: “In quel tempo [alla fine dei giorni], il tuo popolo [Israele] sarà salvato; cioè, tutti quelli che saranno trovati iscritti nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia”.

 

Dopo la morte di Gesù, e seguendo l’apostolo Paolo, una branca importante del cristianesimo, detta “la Grande Chiesa”, cominciò ad assimilare il Messia atteso a Gesù e, siccome era morto e resuscitato, ad attendere il suo ritorno imminente. I vangeli sinottici descrivono il grande ritorno del Figlio dell’Uomo, le tribolazioni che lo accompagneranno e il giudizio finale, che farà entrare i giusti nel Regno di Dio (Matteo 25; Marco 13; Luca 21). Solo che il Messia non tornava e le cose ultime si facevano attendere. Molti cristiani lo attendono ancora oggi e lo stesso Simbolo Apostolico, ancora in vigore in molte Chiese, precisa che Gesù tornerà sulla terra “per giudicare i vivi e i morti”. Come se non avesse già abbastanza vivi da giudicare, deve mettersi a giudicare pure i morti!

 

Per altri cristiani, questa attesa “escatologica” va compresa come un’utopia, come l’aspirazione verso un mondo migliore, che va costruito attraverso l’impegno degli uomini che hanno compreso che Dio non è un mago e che quindi nulla può farsi senza il loro concorso. Gesù ha indicato il cammino: servire prima di tutto gli ultimi arrivati invece di servirsi per primi. Ma anche gli ultimi giorni dovranno essere i primi. Per prima cosa, dovremo far venire il Figlio dell’Uomo. L’escatologia è soprattutto ora.

 

 

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À propos Gilles

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a été pasteur à Amsterdam et en Région parisienne. Il s’est toujours intéressé à la présence de l’Évangile aux marges de l’Église. Il anime depuis 17 ans le site Internet Protestants dans la ville.

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