Accueil / Traductions / Italiano / … e tuttavia Cristo ci aveva liberati dal sacro!

… e tuttavia Cristo ci aveva liberati dal sacro!

Il linguaggio comune tende spesso a confondere i termini “religioso” e “sacro”: musica sacra, libri sacri (la Bibbia e il Corano) etc. Tuttavia a noi sembra che il sacro, nel senso corrente del termine, sia totalmente irriducibile al messaggio dell’Evangelo.Il sacro infinitamente separatoreEtimologicamente, “sacro” significa “separato”. (In latino, sancio, sanxi, sanctum: interdire, punire, rendere inviolabile) La caratteristica propria della sacralità è di instaurare una rigorosa separazione tra il “divino” e il “profano” (etimologicamente: ciò che è posto fuori dal tempio: pro-fanum). Difatti, i templi pagani sono concepiti per separare il dominio del divino da quello degli uomini. La caratteristica più visibile del sacro è di essere intoccabile. Ogni tentativo di mettere a contatto i due universi, il sacro e il profano, è considerato un crimine inespiabile, un sacrilegio punito molto spesso con la morte. Nella maggior parte dei contesti di sacralità è la materialità dell’atto che è sacrilega, non la sua intenzione. Nell’Antico Testamento la disavventura di Uzza è significativa. Questo brav’uomo regge con il braccio l’Arca dell’Alleanza, l’oggetto più sacro per Israele, per evitare che si fracassi al suolo. Subito “l’ira del SIGNORE si accese” e lo sfortunato muore sul colpo (2 Samuele 6:1-8): “L’uomo non può vedermi e vivere” (Esodo 33:20) e ancora meno toccarlo o toccare un oggetto a contatto con lui.

Conseguenza inevitabile di tale sacro infinitamente separatore è la necessità di creare un corpo sacerdotale: dei pontefici, dei “facitori di ponti” da lanciare al di sopra del temibile precipizio che separa il sacro e il profano. Ovviamente questi uomini – talvolta sono donne – si trovano anch’essi rivestiti di un carattere sacro e sono così separati, privati delle modalità abituali della vita umana, costretti per esempio al celibato o alla prostituzione “sacra”. In genere non possono formare una famiglia né esercitare un mestiere profano: la loro sola professione, spesso altamente lucrativa, consiste nel maneggiare il sacro. Portano degli indumenti specifici e spesso anche dei segni corporali che sottolineano il loro carattere sacro: tatuaggi, scarificazioni, tonsure, oppure barbe e zazzere fluenti. A causa del loro ruolo sono dotati di un considerevole potere sociale, talvolta anche politico ed economico: con i loro riti misteriosi, che solo loro conoscono, hanno il privilegio di aprire l’accesso al divino per carpirne dei benefici a favore dei “semplici uomini” che hanno loro delegato tale funzione. I culti sacri infatti hanno più della magia che della religione, vale a dire che il loro scopo non è di mettersi al servizio del divino ma di servirsi di esso, di “comperarlo” per vincere una guerra, guarire da una malattia, arricchirsi, ottenere la pioggia o il bel tempo etc., e questo in cambio di qualche sacrificio rituale. L’aspetto più caratteristico della prassi sacrificale è che capovolge il movimento della natura. La crescita, in tutte le sue forme, è la legge più universale del mondo vivente. Ma, nella maggior parte delle religioni, i sacrifici fanno esattamente l’inverso: offrire un animale (o un uomo) agli dèi significa molto spesso ucciderlo solennemente, come se solamente la morte della vittima permettesse di oltrepassare l’insondabile abisso che separa il mondo umano dal divino: gli dèi pagani sono necrofagi, come gli insetti che si nutrono di cadaveri!

A prima vista, la religione giudaica “funziona” così, mettendo in scena una sacralità “separatrice”. Il Tempio di Gerusalemme non conta un minor numero di recinti ermeticamente racchiusi gli uni negli altri della maggior parte dei templi pagani; la legislazione di Mosè distingue con ossessiva minuzia ciò che è puro (vale a dire ciò che può penetrare nel tempio ed eventualmente essere offerto in sacrificio) e ciò che è impuro (cfr. Levitico, capitoli 10 e 11). La cosa più stupefacente di questa regolamentazione è il carattere “contagioso” dell’impurità rituale: il sangue, lo sperma, i cadaveri umani e animali – anche quelli degli insetti! – sono impuri: chi li tocca è “impuro fino alla sera”, ma anche ogni oggetto e ogni persona che ha toccato una persona divenuta impura, etc. Queste regole minuziose sono un modo di rafforzare la frontiera tra il sacro e il profano, di renderla assolutamente ermetica.
Gesù Cristo ci libera dal sacroGesù Cristo distrugge da cima a fondo questo modello di sacralità separatrice. Al contrario, attraverso la sua incarnazione, le sue azioni e il suo comportamento riunisce il divino e l’umano, il sacro e il profano, il più intimamente possibile vivendoli congiuntamente, in comunione. L’etica che propone (vedi la parabola dell’ultimo giudizio, Matteo 25:31-46) fa della solidarietà umana un assoluto. Così, per Gesù, solo l’umano è veramente sacro. Cristo ci ha liberati dal sacro che separa. Tuttavia, numerose Chiese cristiane hanno reintrodotto la sacralità pagana nella loro liturgia, nelle loro pratiche di pietà, nella loro organizzazione istituzionale. Gli edifici e gli oggetti destinati al culto vengono solennemente consacrati con riti che ne sottolineano il carattere divino. Nella liturgia ortodossa questa separazione tra il sacro e il profano è “superlativa” perché si celebrano i “Santi Misteri” dietro l’iconostasi, una parete riccamente decorata! Allo stesso modo, come nel regime di sacralità pagano, alcune Chiese cristiane hanno istituito una casta sacerdotale incaricata dell’intermediazione tra il mondo divino e quello degli uomini. Essa è consacrata e rigorosamente separata dall’umanità ordinaria. Non è senza significato che l’insieme dei responsabili ecclesiastici venga chiamato “gerarchia” (potere sacro), come se la loro autorità fosse voluta direttamente da Dio fin nei minimi dettagli.Il sacro cristiano imploderà o esploderà?A causa di tale risacralizzazione pagana queste Chiese riuniscono al loro interno degli elementi talmente contrari al messaggio dell’Evangelo che questa mistura non può che essere esplosiva. Ma, come sappiamo, una deflagrazione può assumere due diverse forme: l’implosione o l’esplosione. Quando la tensione delle energie contraddittorie, immagazzinate nello stesso spazio, diviene insopportabile, può prodursi un’implosione, vale a dire che gli elementi del sistema si dissociano precipitandosi gli uni sugli altri o gli uni negli altri: un televisore imploso è un magma compatto e indiscernibile e, allo stesso modo, dopo l’implosione un gruppo cristiano si rattrappisce, si ripiega aggressivamente su se stesso. L’altra forma di deflagrazione è l’esplosione: gli elementi violentemente dissociati sono proiettati verso l’esterno in tutte le direzioni.

Si sarebbe tentati di pregare perché la pretesa sacralità cristiana esploda piuttosto che implodere. Morendo a se stessa, essa lancerebbe ai quattro venti gli elementi del messaggio cristiano. Cadendo nel terreno della laicità, la fede, la speranza e la carità ricomincerebbero a vivere e verrebbero battezzate con nomi nuovi: solidarietà, diritti dell’uomo, creatività, libertà… Si rialzerebbero così dalla tomba sacrale ove erano imprigionate come in una cassaforte!

Don

Pour faire un don, suivez ce lien

À propos Évangile et liberté

.Evangile-et-liberte@evangile-et-liberte.net'

Laisser un commentaire

Ce site utilise Akismet pour réduire les indésirables. En savoir plus sur comment les données de vos commentaires sont utilisées.