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I Giochi Olimpici e il rischio del nazionalismo

Il XX secolo è un periodo segnato dal contrasto. Quest’ultimo è infatti evidente quando si considerano due nozioni che sembrano contraddirsi: la nozione di “nazionalismo” e l’avvenimento sportivo dei “Giochi Olimpici”.

La loro origine risale all’Antichità, ma noi qui ci interessiamo ai Giochi “moderni” a partire dal loro “rinnovamento” nel 1896. Allora erano una competizione mondiale che raggruppava atleti dilettanti che rappresentavano la loro nazione. L’obiettivo era la creazione di un avvenimento sportivo che auspicasse una unità attorno ai valori dello sport. Le olimpiadi hanno luogo ogni 4 anni in una città scelta dal Comitato Internazionale Olimpico (CIO), organo ufficiale.

Quanto al nazionalismo, anche se il termine oggigiorno ci suona denigratorio, esso trova le sue radici in un movimento politico europeo della fine del XIX secolo. Questo movimento aveva come obiettivo di esaltare la Nazione in tutte le sue forme. A prima vista non ha quindi alcune legame diretto con i concetti propagandati dai Giochi, tuttavia un uomo agirà da trait-d’union.

Quest’uomo è francese, si chiama Pierre de Coubertin ed è il capofila dei “rinnovatori” dei Giochi. Proprio come la sua creazione, è un uomo di contrasti: è uno storico che appartiene precisamente al movimento nazionalista della fine del XIX secolo e che desidera vedere la Francia con un ruolo di tutto rispetto sullo scacchiere mondiale per mezzo delle colonie, ma anche per gli aspetti sociali e culturali. Restaurerà così i Giochi Olimpici tenendo conto della mobilità sociale, con delle rimostranze alle federazioni che proibiscono l’accesso allo sport agli operai. Li “francesizzerà” imponendo il francese come lingua ufficiale davanti all’inglese; la consegna delle medaglie si fa ancora oggi nella lingua di Molière. Il suo nazionalismo non gli impedisce di cercare una unità mondiale attorno all’avvenimento. Pierre de Coubertin creerà così, dopo la Prima Guerra Mondiale, la bandiera olimpica di cui dirà: “La bandiera olimpica […] è simbolica; rappresenta le cinque parti del mondo unite dall’Olimpismo e i suoi sei colori, d’altra parte, riproducono quelli di tutte le bandiere nazionali che sventolano nell’universo dei nostri giorni.”

Con l’avanzare del secolo i Giochi Olimpici verranno progressivamente utilizzati a fini politici al servizio dei diversi nazionalismi che vedranno la luce nel XX secolo. Germania nazista, Guerra Fredda, fascismo, terrorismo. Esiste sempre un legame tra questi avvenimenti della Storia e le Olimpiadi: i Giochi di Berlino del 1936, organizzati dal regime di Hitler, sono i primi a essere trasmessi (localmente) alla televisione; i Giochi di Mosca (1980) e di Los Angeles (1984) sono stati boicottati per ragioni politiche durante la Guerra Fredda; la presa in ostaggio di membri della delegazione israeliana a Monaco nel 1972 è un atto terroristico. Ogni edizione ha la sua parte di nazionalismo. Un legame che può essere assolutamente evidente agli occhi del mondo intero, come gli esempi citati poco prima, fino alla totale paranoia di certi paesi. L’Iran minaccia così di boicottare i Giochi di Londra, poiché il logo ufficiale “2012” forma ai loro occhi la parola “Sion”.

Sfortunatamente, l’impatto mediatico provocato da ciascuna delle edizioni delle Olimpiadi permette a ciascun partito politico di utilizzarli nella propaganda di regime. Spetta dunque a noi, spettatori, umani, guardare al di là di questo faro mediatico e di ricordarci che i Giochi sono prima di tutto un fattore di riavvicinamento dei popoli del mondo, e non solamente una vetrina politica.

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