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Il grande scarto

Conosciamo il seguito e il rifiuto dei farisei di riconoscere un segno della messianità del Galileo. I farisei che circondano Gesù sono ciechi alla luce della Parola del Cristo. Ma lui non ha forse dichiarato “Io sono la luce del mondo” (Giovanni 8,12)? Anche qui Gesù agisce in conformità con le credenze del suo tempo che perdurano in misura maggiore o minore qua e là nel mondo. Infatti la saliva è una secrezione dall’azione ambivalente: si sputa per suggellare un accordo, per maledire, per esprimere una condanna (Giobbe 17,6). La saliva della mamma ha la virtù di calmare la bua dei piccoli. In Oriente e altrove la saliva è dotata di un potere seminale! Gesù guarisce e dà la vita, la vera vita (Giovanni 11,25 e 43). I miracoli, i “segni” che Gesù opera sono stati oggetto di innumerevoli studi: il camminare sulle acque, l’ubiquità, le varie e immediate guarigioni. Essi urtano il senso comune, oggi più che mai dati gli spettacolari progressi della ricerca scientifica e delle sue applicazioni, per il meglio e per il peggio.

Richiusa la mia Bibbia, penso a quei bambini, a quegli adulti affetti dal temibile cancro all’occhio, il cui esito, fino a qualche anno fa, era la cecità, l’enucleazione. Oggi la protonterapia, che utilizza un fascio di protoni ottenuti a partire da atomi di idrogeno, permette di trattare con successo questi tumori senza danneggiare le cellule sane che li circondano e senza ledere il cervello lì vicino. Del resto la nuova fisica, la fisica quantistica, rimette in discussione la nostra concezione della Realtà, dell’irreversibilità del tempo e dello spazio; l’esistenza di universi paralleli è possibile, non è più un sogno.

Che dire degli avanzamenti nel campo della biologia cellulare, della genetica, della virologia! Avendo consacrato i quarant’anni della mia vita professionale a questi problemi, sto misurando il cammino percorso. Mi ricordo gli anni del dopoguerra (1945-1950). I centri di ricerca stavano riprendendo vita. Gli scambi, gli incontri, le pubblicazioni scientifiche si stavano normalizzando. Oggi la biologia molecolare ha aperto delle prospettive del tutto inedite, tra le altre: la regolazione dell’espressività dei geni. Si sta sviluppando una nuova disciplina: l’epigenetica. Questa si interessa al genoma isolato, ma anche all’influenza del suo ambiente immediato; com’è che due cellule si sono differenziate in modo diverso quando hanno lo stesso DNA? Come accade che una cellula si trasforma in cellula cancerosa? L’epigenetica concerne ugualmente il regno vegetale.

Si presume che le teorie scientifiche siano falsificabili. La scienza non prova né smentisce l’esistenza di Dio. Al contrario, la teologia e in modo particolare la dogmatica restano incrollabilmente legate a delle credenze elaborate nel corso dei secoli passati. Molte di esse non sono più “in fase” con il pensiero contemporaneo. Si pretende per esempio di spiegare “la natura di Dio” dichiarando tranquillamente che si tratta “di un mistero ineffabile”, dunque indicibile. Ho sempre pensato che ci fosse dell’impudenza, se non peggio, in questo atteggiamento che non tiene conto dell’avvenimento fondativo, ricco di conseguenze di Esodo 3,3-6. È così che questa o quella Chiesa pretende di detenere il solo linguaggio normativo che impegna la salvezza; obbliga ad un grande scarto tra la conoscenza scientifica e la fede. Due cause sopra tutte sono alla base della laicizzazione della società: il grande scarto di cui sopra e l’insistenza di certa dogmatica sulla Trascendenza di Dio, il Totalmente Altro. In questo modo, Dio è stato rifiutato così radicalmente che non è altro che un personaggio da favola. L’esistenza di Dio si inscrive in questo problema fondamentale che l’uomo deve risolvere: il senso ultimo della vita, dell’esistenza e della morte.

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