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Un Dio necessario

Com’è che tanti teologi, cristiani o meno, hanno spiegato tutto su Dio: cosa pensava, cosa faceva, cosa voleva, cosa amava, cosa poteva (e non poteva) fare? E che hanno espresso su queste questioni delle opinioni talmente divergenti e contraddittorie che non sappiamo più cosa credere, a chi credere? Questa eccessiva libertà con la quale molti pensatori si sono messi al posto di Dio a spiegare cos’era e qual era il suo modo di funzionare, ha contribuito, a mio avviso, a svalorizzarlo, a sminuire la sua trascendenza; e alla fine, ad alimentare l’ateismo. Perché è difficile credere in un Dio che è così dipendente dalla persona che ne parla. Credere in Dio forse, ma in quello spiegato da chi? O forse Dio è solamente la proiezione del pensiero umano? Tanti pensieri umani, tanti dèi?

Per i Padri greci della Chiesa, che in un certo modo riprendevano la tradizione ebraica, noi possiamo solamente comprendere che Dio è incomprensibile. Gregorio di Nissa (335-394) scriveva: “Per parlare di lui, non possiamo che tacere.” E Giovanni Crisostomo (344-407): “Colui che sa qualche cosa, si inganna.”

Non abbiamo mezzi diretti per sentire Dio e conoscerlo. Non è alla portata del nostro cellulare. E gli uomini si sono ridotti a delle supposizioni, a delle invenzioni, a delle intuizioni che, accumulatesi nel corso dei secoli, hanno formato la rivelazione. Perché non possiamo avere, di Dio, che l’idea che ci facciamo di lui. E non bisogna confondere questa idea con Dio.

Come diceva John Spong (vedi il numero precedente di Evangile et Liberté) non si può parlare che della propria esperienza di Dio. Quale sarà la mia? Devo essere succinto per non urtare troppo Gregorio di Nissa. Mi sembra che se nessuno credesse in Dio, in modo particolare in quel Dio d’amore proclamato da Gesù, il mondo sarebbe assai più spaventoso di quanto non sia. Guardate tutte quelle azioni “umanitarie” che alleviano le miserie del mondo con un coraggio e una perseveranza notevolissimi. Togliete tutti coloro che credono in Dio o sono stati educati nel rispetto di Dio; e vedrete buona parte di queste azioni crollare, e il mondo sprofondare ancora di più nella miseria e nel caos. Dio è colui che spinge gli uomini alla solidarietà, al soccorso nelle più grandi difficoltà, all’organizzazione delle società nel rispetto della giustizia e dei diritti dell’uomo. Come diceva Albert Schweitzer, Dio non si racconta, si pratica. Per Schweitzer, Dio è il bisogno di salvare l’uomo.

Gesù ha mostrato bene la nuova legge di Dio; ribaltare il nostro modo di pensare. Al posto di pensare prima di tutto a se stessi e dimenticare gli altri, pensare prima di tutto agli altri e dimenticare se stessi. Alla fine ritroviamo il pensiero giudaico, che ritiene che Dio sia talmente in alto al di sopra degli uomini che non c’è che un modo per avvicinarglisi: la legge. Effettivamente noi conosciamo meglio Dio attraverso quello che chiede che per ciò che Dio è. Dio è in primo luogo colui che dice come bisogna comportarsi. Noi vediamo bene che Dio è necessario. Se non esistesse, bisognerebbe inventarlo. Non abbiamo bisogno di ragionamenti complicati per comprendere la sua esistenza.

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