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Auguste Sabatier (1839-1901)

Traduction, Samedi 10 Avril 2010 à 18:37 - Italiano

Più conosciuto e studiato all’estero che non in Francia, Auguste Sabatier và contato tra i più grandi teologi protestanti francesi. Il suo lavoro sui dogmi, sul linguaggio religioso e contro le religioni di autorità, lo colloca tra i personaggi più notevoli della teologia liberale.

Auguste Sabatier (1839-1901)

Bernard Reymond
traduzione J.-F. Rebeaud

 
Auguste Sabatier, « più grande teologo francese dopo Calvino » secondo le parole di Eugène Ménégoz (lui stesso professore di teologia) al suo funerale, è nato nella regione dell’Ardèche (Francia) in una pia famiglia del Risveglio. Dopo i suoi studi alla Facoltà di teologia protestante di Montauban, diventa il candidato del partito ortodosso alla cattedra del dogma riformato di Strasburgo. La occupa fin dal gennaio 1869. La guerra tra Francia e Germania lo spinge a ripiegarsi su Parigi dove contribuisce a fondare, nel 1877, la Facoltà di teologia protestante. Riprenderà l’insegnamento del dogma riformato.

La sua tesi di dottorato su L’Apostolo Paolo, pubblicata nel 1870, colpisce subito gli studiosi, senza ancora provocare sospetti nel campo ortodosso, senza però neanche soddisfare i liberali. Portato, comme egli lo confessa, « a considerare tutti i fenomeni nella loro successione naturale », non cerca a costruire un'altra volta un sistema del pensiero dell’apostolo, ma abbozza una « storia del suo pensiero » che egli vede costituirsi progressivamente. Relativizza pertanto l’importanza delle affermazioni paoliniane sull’ultimo giudizio e la fine dei tempi. Nello stesso slancio, Sabatier tenta di descrivere la personalità di Paolo – un ritratto « psicologico » nel quale inserisce di fatto molto di se stesso e degli autori la cui lettura lo ha più particolarmente impressionato : Blaise Pascal e Alexandre Vinet.

Nel 1880, il suo articolo Jésus-Christ nell’Encyclopédie des sciences religieuses scuote il campo degli ortodossi : non fa riferimento a nessuna delle dottrine che, fin dai concilii ecumenici dei primi secoli, descrivono la relazione tra Gesù e Dio o postulano in lui l’esistenza di due « nature ». Come aveva fatto per Paolo, cerca di individuare la « personalità » di Gesù ; le sue pagine in proposito, che ci lasciano oggi alquanto perplessi, lo riconosciamo, si sforzano di mostrarlo come « la personalità più importante della storia » e mettono a segno come Sabatier rinvenga in Gesù un « non so chè » di divino. La novità, dalla parte di questo professore ritenuto ortodosso fino a quel momento, sta tutta nel modo di parlare di Cristo senza adoperare nessuna delle formule care all’ortodossia.

Nel 1888, egli intervien sulla stessa nozione di dogma e dimostra in una lezione pubblica quanto i dogmi cristiani non abbiano smesso di evolversi durante i secoli. Trova nel vocabolario della fisiologia il termine di « intussuception » per spiegare che « conserviamo, ripetiamo i dogmi d’altri tempi, ma vi riversiamo senza averne conscienza un contenuto nuovo. I termini non cambiano, ma le idee e l’interpretazione che ne viene fatta si rinnovano di generazione in generazione ». Sotto le sembianze immutate alle quali gli ortodossi sono così attaccati, i dogmi non cessano dunque di modificarsi, ed è necessario accettare di abandonare quelli che non si giustificano più sotto il triplice punto di vista della pietà, della ricerca storica e di una riflessione schiettamente diretta.

Sabatier fa la sintesi del suo pensiero nel 1897 con la sua Esquisse d’une philosophie de la religion d’après la psychologie et l’histoire. Questa volta prende in esame l’evoluzione della religione nel suo insieme, ma la interpreta secondo i criteri delle sue convinzioni personalii : « Sono religioso perchè sono uomo (…) Sono Cristiano perchè non posso essere religioso in alcun altro modo (…) Infine sono protestante (…) perchè nel solo protestantesimo posso raccogliere l’eredità di Cristo, cioè essere cristiano senza assoggettare la mia conscienza ad alcun giogo esterno ». Non saremmo evidentemente più capaci oggi di dire con lui che le altre religioni tendono verso il cristianesimo « come verso un altro Monte Bianco » !

Nel suo ultimo libro su Les religions d’autorité et la religion de l’Esprit, bracca fin nei loro ultimi « bastioni » le ricadute nefande dei « sistemi di autorità » in materia di fede, poichè il solo linguaggio conveniente in tal caso è quello della poesia e dei simboli.

Bernard Reymond


 

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