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Il bastian contrario : A cosa serve la Cena?

Traduction, Lundi 25 Juin 2012 à 10:09 - Italiano

Henri Persoz

traduzione Giacomo Tessaro

Karl Barth, incontrando padre Congar, gli pose questa domanda: “Come potete attribuire una tale importanza all'eucarestia quando nel Nuovo Testamento occupa così poco spazio?” I Riformatori ne hanno ridotto l'importanza, ma data l'invadenza di questa questione nella vita della Chiesa romana, non hanno potuto andare fino in fondo. Perché né Marco né Matteo raccomandano di ripetere il gesto di benedizione di Gesù “in memoria di lui”. Solo qualche versione antica di Luca (non tutte) lo precisa. E anche Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi. Ma non ha potuto assistere alla Cena narrata dagli evangelisti.
 
Ad ogni modo, il “fate questo in memoria di me”, se è stato pronunciato, si rivolgeva ai discepoli presenti e non per forza alla moltitudine di tutti i cristiani in tutti i secoli a venire. Di modo che Gesù, a detta del Nuovo Testamento, non ha “istituito” la Cena. Non è perché ha usato l'imperativo che l'ha istituita. Gesù parla molto frequentemente all'imperativo; se ogni volta istituisse, la Chiesa crollerebbe sotto le istituzioni! E anche la “presenza reale” dei Riformatori non ha fondamento biblico. Possiamo considerare Gesù presente in tutti i tempi e in tutti i luoghi nel cuore dei suoi fedeli, ma nessun testo del Nuovo Testamento suggerisce che egli sarebbe primariamente presente durante le future commemorazioni del suo ultimo pasto pasquale. Allo stesso modo, questa idea di sacramento è un'invenzione della Chiesa antica che Lutero non ha osato respingere completamente. Il sacramento non ha nulla di biblico.

Un testo della fine del primo secolo (la Didachè), scritto al di fuori delle Chiese paoline, fornisce delle raccomandazioni per celebrare l'eucarestia. Richiede di rendere grazie al Padre, per la conoscenza che ci ha accordato attraverso Gesù, poi parla di mangiare e di bere il pane e il vino. E non è assolutamente questione del corpo e del sangue di Cristo, né della cena presieduta da Gesù, durante la sua ultima Pasqua. Questa confusione tra l'eucarestia, in origine una semplice benedizione di origine ebraica, e le frasi prestate a Gesù durante questo avvenimento non era dunque generalizzata in tutte le Chiese primitive.

Niente impedisce alla comunità cristiana di ripetere un gesto attribuito a Gesù, in ricordo di lui. Non può certo far male. Ma non c'è niente di obbligatorio, contrariamente alla posizione lutero-riformata. Bisogna soprattutto trattenersi nel ricordo, nella memoria, come dice Gesù stesso.

Ma perché allora l'eucarestia, divenuta corpo di Cristo, ha assunto così presto una tale importanza nella storia del cristianesimo? In molte religioni etniche il gesto di mangiare la divinità era una maniera di appropriarsi della sua forza. E per la Chiesa era una maniera di possedere il Cristo. Ma la Cena si radica anche nella psicologia umana. Il pasto è il luogo della condivisione, del pane e delle notizie degli uni e degli altri. Il vino aiuta le lingue a sciogliersi, i convitati a raccontarsi. La comunione è una solidarietà che permette di condividere le gioie e le pene di ciascuno. Guardate la Cena di Leonardo da Vinci: i discepoli sono animatissimi e ognuno partecipa con i suoi vicini a delle discussioni appassionanti.

Guardate la Cena dei nostri culti protestanti: silenzio glaciale. Proibito parlare. La Cena è divenuta il luogo in cui non si dice nulla.

Proprio dopo il culto, la maggior parte delle parrocchie organizza un aperitivo. Si rimangia e si ribeve. Ma si rinnovano la simpatia e il calore umano. Non sarà questa la vera comunione? Gesù è sempre realmente presente?



 

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