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 La traduction d'Évangile et liberté 

 

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Il bastian contrario : “Che tutti siano uno”

Traduction, Mercredi 25 Avril 2012 à 10:52 - Italiano

Laurent Gagnebin

traduzione Giacomo Tessaro

Ne ho abbastanza! Per giustificare e difendere l'ecumenismo, e in particolare l'unità, si abusa delle parole di Gesù secondo il vangelo di Giovanni: “Prego perché tutti siano uno” (17,21). Questo testo è divenuto un testo pretesto. Ne ho abbastanza: coloro che sono i primi a rimproverare a certi predicatori di manipolare le Scritture per usarle storcendone il senso, sono poi i primi a usare il “che tutti siano uno” con un manifesto e rivoltante sviamento di senso.
 
 Ci si indigna perché dei predicatori sottomettono dei versetti biblici, senza alcuna attenzione d'ordine esegetico, a ciò che fa loro comodo e alla loro ideologia personale. Ma si fa da ambo le parti. In effetti questa domanda di Gesù non mira affatto a una unità istituzionale, ma chiaramente a una unione mistica, che non ha come soggetto l'unità dottrinale delle Chiese storiche e stabilite. Gesù d'altronde non poteva immaginare la futura instaurazione di tali Chiese, con i loro dirigenti, le loro gerarchie, i loro preti ed ecclesiastici, i loro sinodi e concili, i loro dogmi e dottrine, le loro infallibilità ecclesiali o bibliche, i loro credo...

Quando parlo di unione mistica, voglio dire che Gesù stabilisce una similitudine ispirata dall'unione che egli vive con suo Padre, compresa come una interpenetrazione reciproca: “e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi” (v. 21). Del resto, come mostra il testo, Gesù, in questo passaggio preciso, non prega più solamente, come fa nel passaggio che precede, per i suoi discepoli. Ne trascende l'orizzonte e i limiti in una prospettiva escatologica che oltrepassa il tempo e ciò che potrebbe essere avvicinato, con la cerchia dei Dodici, a un quadro ipoteticamente già ecclesiale. Tutti i credenti sono così coinvolti: “Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola.” (v. 20) Si tratta certamente di credere, ma non a dei dogmi ecclesiali: credere che Dio ha inviato Gesù. Niente a che vedere, di conseguenza, con l'unità dottrinale e istituzionale delle Chiese.

André Gounelle ama dichiarare che quando i cristiani dicono tutti la medesima cosa, non interessano a nessuno. In compenso, se le loro discussioni manifestano dei disaccordi, ma nel rispetto reciproco e senza spirito di superiorità, hanno un uditorio, sono ascoltati e presi sul serio. Non ci si fanno più illusioni riguardo una pretesa unità livellatrice delle Chiese. Oggi si è convinti che le differenze istituzionali, dogmatiche, cultuali, non sono necessariamente negative. Possono essere, al contrario, fonte di scoperte e arricchimento reciproco. L'altro ha la sua ragione e le sue ragioni d'essere ciò che è, così com'è. La diversità è un punto a favore. Mi ricordo che quando, negli anni sessanta, i protestanti liberali militavano per l'unione mistica tra le Chiese e non per la loro unità istituzionale e dogmatica, li si trattava da affossatori dell'ecumenismo. Non è che forse hanno avuto ragione troppo presto?

 

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