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Dio a Natale

Traduction, Jeudi 22 Décembre 2011 à 10:02 - Italiano

Gilles Castelnau
traduzione Giacomo Tessaro 


Natale può essere l'occasione di trasmettere la nostra fede in un Dio vicino, interiore, dolce e sorridente.

Tutti amiamo le feste di fine anno con le loro luci, i loro alberi di Natale, i loro tacchini e il loro foie gras, le vetrine animate al Printemps e alle Galeries Lafayette [due catene di grandi magazzini n.d.t.], la colletta per le persone in difficoltà, le pentole dell'Esercito della Salvezza, i pranzi in famiglia, i regali che scambiamo e diamo ai bambini. Per qualche giorno ci sentiamo migliori, meno egoisti, più umani, finalmente.
 
Abbiamo ragione di imperniare quei giorni su Dio e su Gesù, poiché pensiamo - è la nostra fede – che Dio ama quella atmosfera e quella relazione calorosa e umana, perché è proprio quella che Gesù Cristo ci ha fatto conoscere. Giorni di festa in cui la Presenza di Dio tra di noi si fa più palpabile.

I cristiani del IV secolo l'hanno capito bene e hanno posto il Natale durante le Feste del solstizio in cui si celebrava l'età felice del Regno di Saturno, pieno di dolcezza e di giustizia, con le sue tradizioni di inversione sociale in cui i mariti servivano le mogli e i padroni i loro schiavi, e il Sole invitto di Mithra.

È questo che Luca suggerisce nel suo racconto di Natale in cui ci mostra “tutta la moltitudine dell'esercito celeste” venuta sulla terra con l'angelo annunciatore della “gloria di Dio e della Pace sulla terra”.

Dio non è “in cielo”, lassù, laggiù, da dove interverrebbe per così dire dall'esterno, come un monarca imprevedibile, per stabilire la sua volontà o rispondere alle domande legittime dei fedeli: egli è l'Emmanuele, “Dio con noi”, tra di noi, in noi, come un bambino in una mangiatoia rivelato a dei pastori (anche a dei magi, ci dice Matteo).

Dio non è come Babbo Natale che arriva in maniera sovrannaturale sulla sua slitta tirata dalle renne, che scende dal camino per distribuire in maniera aleatoria i regali ai bambini saggi (e pii?).

Dio onnipresente nel mondo, soffio divino che riscalda il nostro soffio, le nostre parole, il nostro amore.

Dio, diceva Paul Tillich (1886-1965), è più di noi, è in noi e non sta senza di noi. Le immagini che ci vengono in mente o che nascono nel nostro linguaggio quando parliamo di Dio sarebbero ingannevoli se facessero pensare a Zeus che impugna la folgore nella sua onnipotenza, che si incarna, metamorfizzandosi per un periodo sulla terra (Zeus amava venire sotto l'apparenza di un toro bianco per rapire la bella Europa, o sotto forma di cigno per sedurre Leda prima di tornare a casa sua, sull'Olimpo). Le immagini che personalizzano Dio e lo presentano come un re di fronte al suo popolo, come un padre di fronte ai suoi figli, che si trovano nelle Scritture e nella tradizione cristiana, possono essere utili nella misura in cui si è coscienti che non sono che delle metafore, che soprattutto non bisogna prenderle alla lettera, altrimenti scivolerebbero, presentando Dio come una entità celeste e sovrannaturale alla quale alcuni possono avere un accesso privilegiato se conoscono e rispettano certe regole etiche, liturgiche o sacramentali...

E mentre anche noi celebreremo il Natale, mentre parleremo magari a dei bambini, non dimenticheremo di parlare del Dio di Gesù, il Dio di Natale presente sulla terra, in una mangiatoia o altrove, e non dimenticheremo che anche noi possiamo, bambini e genitori, rendere questa presenza palpabile nella vita quotidiana del nostro prossimo, attraverso le nostre parole, i nostri sorrisi e i nostri atti.

 

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