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| 10 Mars 2010 |  | Tutte le forme di protestantesimo non si equivalgono (italien)
 Evangile et Liberté, Mercredi 10 Mars 2010 à 18:49 - Autre langues
 Bernard Reymond
Traduction JF Rebeaud
Ecco alcuni esempi particolarmente riprovevoli che pesano sulla memoria protestante : il rogo di Michel Servet a Ginevra ; gli anabattisti fatti affogare a Zurigo e nel canton Berna ; i profitti tratti dai protestanti tramite il commercio dei negri ; le giustificazioni della schiavitù ad opera di pastori sudisti durante il Novecento ; quella dell’apartheid ad opera di troppi pastori e teologhi boeri nel Sud Africa ; il fatto di respingere i « pellerossa » nelle riserve, fino alla loro estinzione in certi casi, ad opera di coloni protestanti nutriti dal mito biblico della conquista di « mondo nuovo » ; o ancora il modo con cui tanti protestanti hanno così facilmente identificato l’evangelizzazione del pianeta col trionfo della civiltà occidentale. Di già troppo lunga, questa lista non smette di estendersi, per esempio sotto la forma del terrorismo intellettuale manifestato da certi gruppi creazionisti in America o altrove nel mondo.
Essere protestanti è sempre il frutto di una scelta, non solo tra le diverse forme di cristianesimo, ma ancora tra le diverse correnti nate dalla Riforma del Cinquecento. E’ proprio questa la ragione delle nostro legame col protestantesimo « liberale ». Però neppure esso è esente da slittamenti, contradizioni, sbagli, spirito di parte. Così, amici lettori, che siate o no d’accordo con le opinioni da noi espresse, datevi da fare con noi per evitare le trappole che ci propone senza tregua uno sguardo troppo soddisfatto su noi stessi. Non ci stanchiamo mai di leggere e rileggere la parabola del bruscolo nell’occhio del fratello e della trave nel nostro.
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| 10 Mars 2010 |  | Problema? Incomprension ? Enigma ? (langue espagnole)
 Evangile et Liberté, Mercredi 10 Mars 2010 à 09:24 - Autre langues
 Raphaël Picon
traduction Jean-Pierre Pairou
No ! El terremoto que acaba de asolar Haïti , una de las peores catastrofes de la epoca contemporeana , no plantea ningun problema teologico La unica respuesta al porque es la tectonica de placas. Dios no tiene la todapotencia del gran relojero que lo hace todo y lo puede todo, que controla los mas minimos detalles de nuestras vidas, que da la vida y la quita cuando se le antoja. Dios tampoco es este dios de la retirada que, pudiendo intervenir en las cosas del mundo , renuncia para dejarnos libres, pero en realidad abandonados y por si solos culpables. Dios no tiene, finalmente, la impotencia del espectador pasivo que, no pudiendo nada y no queriendo nada asiste con los brazos cruzados, a la tragedia humana. El Dios de Jesus cristo es el Dios de la lucha. El Dios del rechazo de la resignacion y de la fatalidad. El Dios de la lucha por un mundo mejor. Dios es la palabra mas adecuada para decir aquella potencia de vida y de creatividad, que en la complejidad del mundo y en lo que forma la realidad, lucha con empeño contra todo lo que nos oprime, que nos rompe, lo que nos hace incapaces de existir. Dios labora por la plenitud del mundo y de nuestras vidas, y eso aunque la misma vida, la nuestra y la de la naturaleza, se resiste. Dios no lo puede todo. Su hijo, es decir su herencia, su mensaje , su predicacion, no fue el, clavado sobre la cruz ? Dios no lo puede todo pero el lucha con nosotros y por nosotros, por la transfiguracion del mundo. El terremoto de Lisboa en el siglo 18, fue un verdadero seismo intelectual. Hizo temblar la certeza de vivir en el mejor de los mundos posibles y recuso la idea muy asegurante que dice que el mundo es el despliegue de una razon superior . Haïti y el sequito de los dramas del mundo y de nuestras vidas , nos lleva a la misma conclusion, nos llama a la misma compasion creadora.
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| 09 Mars 2010 |  | Atei e cristiani, simili e diversi (italien)
 Evangile et Liberté, Mardi 09 Mars 2010 à 17:14 - Autre langues
 Laurent Gagnebin
traduction Giacomo Tessaro
L'articolo in basso corrisponde a un breve intervento di Laurent Gagnebin in occasione delle giornate Vangelo e libertà nell'ottobre 2009 alla Grande Motte. Colpiti dal vigore, dalla concisione e dal carattere sintetico dell'eposizione, alcuni vi hanno visto una sorta di manifesto del protestantesimo liberale.
Atei e cristiani, simili e diversi Di Laurent Gagnebin
Nel dialogo tra cristiani e atei questi ultimi ci rimproverano soprattutto la nostra alienazione religiosa e la loro denuncia si articola principalmente in quattro punti.
Alienazione religiosa
Per prima cosa, ci si rimprovera di disprezzare I nutrimenti terrestri. Nietzsche, soprattutto, si è fatto il cantore di questa critica ricorrente: i cristiani sacrificano il corpo e tutto ciò che è materiale e fisico all'anima, il presente alla vita eterna. Ora, il cristianesimo compreso correttamente dovrebbe essere la religione dell'incarnazione e non di uno spiritualismo esangue. Il Prologo del vangelo di Giovanni afferma che “ la Parola si è fatta carne “ e, nello stesso vangelo, Gesù, nella sua prima manifestazione pubblica, si reca a un matrimonio dove muta l'acqua in vino, non il contrario. Alcuni hanno potuto dire che il cristianesimo è, allo stesso tempo, uno spiritualismo e un materialismo, e che proprio qui è da ricercare una delle sue specificità. Albert Schweitzer mostra che la nostra vita è in questo modo fatta paradossalmente di distacco, perché siamo orientati verso la vita eterna, e di attaccamento, perché siamo inscritti in un'etica di amore per il prossimo e per questa terra, creazione di Dio, e di lotta per il Regno di Dio. Qui non c'è l'esaltazione di un'ascesi estrema che vorrebbe farci diventare, attraverso essa, più cristiani del Cristo.
Inoltre, il cristianesimo sarebbe un antiumanesimo che asserisce che Dio è tutto e l'uomo nulla. Feuerbach, il maître à penser del giovane Marx in materia di religione, scrive così che “ l'uomo afferma in Dio ciò che nega in se stesso “. Un'intera tradizione, anche calviniana, non riduce in effetti l'essere umano al nulla della sua condizione mortale e peccatrice? Ma, ancora una volta, il cristianesimo dovrebbe affermarsi come un umanesimo cristico: in Gesù, Dio rivalorizza la condizione umana e le restituisce una dignità incomparabile.
D'altra parte, gli atei ci rimproverano, su un piano politico e sociale, di predicare la rassegnazione lì dove bisognerebbe invitare alla rivolta. Alleandosi con i potenti e i ricchi, il clero domanda ai fedeli di non rivoltarsi di fronte alle ingiustizie: annuncia loro che saranno tanto più ricompensati nell'Aldilà, quanto saranno stati sottomessi nel mondo di quaggiù. Nell'enciclica Nostis et nobiscum, del 1849, un anno dopo la pubblicazione, da parte di Marx ed Engels, del Manifesto del partito comunista, il papa Pio IX affermava: “ Del resto, che i poveri si ricordino, secondo l'insegnamento dello stesso Gesù Cristo, che non devono rattristarsi per la loro condizione, poiché la povertà stessa ha preparato loro un cammino più facile verso la salvezza, a condizione tuttavia che essi sopportino pazientemente la loro indigenza, e che siano poveri non solo materailmente, ma anche in spirito. “ Ora, l' Evangelo contraddice un tale atteggiamento mostrandoci in Gesù il rivoltoso per eccellenza: contro il male, le sofferenze e la morte, il peccato, le ingiustizie. Il cammino del cristiano non è quello della rassegnazione. Al contrario.
Infine, gli atei denunciano una fede che non è altro che un tappabuchi per bisogni insoddisfatti e problemi irrisolti. Il teologo Dietrich Boenhoffer, prigioniero dei nazisti, se la prendeva già nelle sue lettere dalla prigione ( Resistenza e resa ) con questa fede in un Dio che sarebbe solamente prodotta dalle nostre insufficienze. Ma credere in Dio, non è forse credere in lui soprattutto quando si potrebbe farne a meno? Scegliere Dio liberamente, e questo in un mondo e in una vita dove
trionfano le necessità, non è dare corpo a una libertà che ci viene così spesso rifiutata? Dio non è allora la condizione della nostra libertà?
Quale Dio?
Le osservazioni precedenti ci hanno permesso di scoprire che là dove gli atei e i cristiani possono credere di essere in contrapposizione , l'Evangelo compreso correttamente ci conduce al contrario a sentirci vicini, cosa che troppo spesso viene ignorata. Ma allora Dio non è il punto principale della nostra divergenza? Gli uni lo rifiutano, gli altri vi credono. Eppure, una volta di più, bisogna sfumare le cose e domandarsi di quale Dio stiamo parlando. Non siamo in effetti atei di numerose rappresentazioni tradizionali di Dio? In una tale prospettiva, non sono più gli atei che ci accusano, ma piuttosto dei cristiani che ci rimproverano di non essere più dei veri cristiani.
Noi non crediamo al Dio dei teisti, sorta d'individualità che strapiomba sulla terra degli uomini. Noi non crediamo, o non crediamo più, a un Dio onnipotente autore diretto o indiretto dei mali del mondo. L'onnipotenza è quella del suo amore ostacolato e vinto senza sosta, quella di un Dio che invoca il nostro aiuto. Noi diciamo no all'immagine di un dio assoluto, immobile e fisso, mentre Dio è in divenire e percettibile in un dinamismo creatore così spesso difeso dalla teologia del Process. Noi contestiamo il dogma della trinità che intacca gravemente, nella maggioranza dei casi, uno stretto monoteismo al quale ci rimandano, a giusto titolo, ebrei e musulmani. Il nostro Sinai e la nostra montagna della Trasfigurazione sono diventate un Olimpo con il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, Maria ( una dea ), per non parlare delle sante e dei santi. Noi non crediamo a un Dio sanguinario e vendicatore, quello delle pene eterne e delle dottrine della redenzione / espiazione, quel Dio che esige, per perdonare gli uomini, che il sangue di suo “ Figlio “ coli sulla croce. Un Dio simile non è all'altezza nemmeno di quello che chiamiamo un onest' uomo. Quanto al Dio “ Padre “, Freud ci è passato e allora noi riconosciamo volentieri nell'Eterno una dimensione materna.
Detto questo, noi crediamo in Dio. Il poeta latino Orazio diceva che l'uomo è simile a un uccello le cui ali sono più grandi del suo nido. L'uomo si definisce o “ si infinisce “ in un superamento. André ComteSponville, filosofo nondimeno ateo, scrive: “ Siamo degli esseri finiti aperti all'infinito [...], degli esseri effimeri, aperti all'eternità; degli esseri relativi, aperti all'assoluto. “ ( Lo spirito dell'ateismo. Introduzione a una spiritualità senza Dio ) Per definire l'essere umano, ci rifiutiamo di farlo all'interno di una petizione di principio definendo l'uomo attraverso l'uomo, rinchiudendolo in se stesso. Ciò che è proprio dell'uomo, come constata lo stesso Sartre nell' Essere e il nulla, è di postulare questo superamento di se stesso, una trascendenza. Il giorno in cui l'uomo non lo farebbe più, non sarebbe più un essere umano, pensa Sartre, anche se ritiene che si debba sempre uccidere Dio di nuovo. Dei sociologi della religione sottolineano anche come sia indispensabile definirsi all'interno di questo superamento. Il campanile delle nostre chiese, anche nelle nostre società dove vige la separazione tra Chiesa e Stato, punta verso un altrove che alcuni penseranno vuoto, eppure necessario al nostro vivere insieme. Questo campanile impedisce così alla società di chiudersi in se stessa e di diventare un universo totalitario. JeanPaul Willaime scrive: “ Ci si può in effetti domandare [...] se nessuna società democratica abbia bisogno di porre un riferimento religioso nel suo orizzonte, al fine, pur restando laica, di fondare il proprio ordine in un aldilà di se stessa, e di evitare così la chiusura del sociale su se stesso. “ ( Altri tempi, 1985 / 6 )
Quale Gesù?
Si tratta, di nuovo, di domandarsi di quale Gesù stiamo parlando, altrimenti il dialogo degli atei con noi affonda nei malintesi e nella confusione. “ Il nostro Gesù “ non è un mostro ibrido, dalla doppia
natura ( umana e divina ), anche se Gesù è colui a cui guardiamo per sapere chi è Dio e chi è l'uomo. Non è, al cuore di un'ipotetica trinità, Figlio di Dio, espressione che, a ben guardare, non significa nulla per la grande maggioranza dei nostri contemporanei. La nascita verginale e la tomba vuota appartengono a un linguaggio mitologico che è difficile prendere alla lettera: conviene vedere in queste pagine, come in tutte le altre narrazioni bibliche, non quello che dicono, ma piuttosto quello che intendono dire. Prima di essere il Gesù dai miracoli improbabili, addirittura impossibili, Gesù è per noi quello delle Beatitudini. È il profeta che ci parla di un Dio d'amore e umano ( solo gli uomini possono essere disumani, diceva Berdiaev ), che ci orienta verso un Regno di Dio da costruire nel contesto di un autentico cristianesimo sociale ed ecologico.
Pietro dichiara di Gesù che “ andava di luogo in luogo facendo del bene “ ( At 10,38 ) Non sarebbe già molto se volessimo insieme, credenti e non credenti, ispirarci al suo esempio? “ Se vuoi credere in Gesù, comincia facendo qualche cosa in suo nome “, diceva A. Schweitzer in un sermone ( Vivere ).
Laurent Gagnebin
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| 08 Mars 2010 |  | Églises étrangères en Suisse
 Evangile et Liberté, Lundi 08 Mars 2010 à 22:36 - Société
 La Fédération des Églises protestantes suisses vient de publier une enquête sur le nombre d’Églises de migrants rattachées au protestantisme qui se sont crées ces dernières années en Suisse. Il y a une quarantaine d’années, la Fédération des Églises protestantes de Suisse, se fondant sur un questionnaire adressé à ses Églises membres, recensait 48 « Églises étrangères en Suisse », pour la plupart des communautés de travailleurs immigrés venus des pays voisins. Elles sont aujourd’hui plus de 300 et leurs membres proviennent d’Amérique latine, d’Afrique et d’Asie.
« Ces gens ne nous ont pas seulement apporté leur force de travail, mais aussi leurs traditions chrétiennes et leurs Églises. et la situation est devenue plus complexe, commente l’enquête. Des travailleurs arrivent en Suisse en provenance des pays les plus divers, tandis que des personnes fuyant les persécutions ou la pauvreté y cherchent un asile. Ils apportent eux aussi leur foi et leur manière de la vivre. »
D’où ce constat en forme d’incitation pressante : au delà du nombre de fidèles et des formes d’organisation de ces nouvelles Églises, leur importance numérique devrait interroger les Églises protestantes traditionnelles sur l’impact théologique et social que le phénomène va avoir, sur le comment vivre cette pluralité croissante et si une compréhension nouvelle de l’Église et de son ministère en découlent.
Sur l’influence aussi que ces Églises de migrants ont sur l’intégration de leurs fidèles dans la société qui les accueille.
« Les “anciennes” Églises de migrants, formées par les premières vagues d’immigrés, tout comme les “nouvelles”, font maintenant partie intégrante du paysage ecclésial helvétique, insiste le document. Ces Églises sont les membres d’un seul corps-Église, un corps qui est de toutes les couleurs. Plus est grande la diversité des membres, plus il est important qu’ils se rencontrent et qu’ils communiquent entre eux. [...] La rencontre présuppose que l’on a fait la connaissance de l’autre. Ce savoir, nous en avons besoin, parce que le corps unique de la communauté chrétienne ne peut vivre que dans la coexistence fraternelle des Églises. »
Et comme le rappelle le président de la Fédération des Églises protestantes suisses : « La rencontre entre Églises nationales et nouvelles Églises de migrants est une occasion à saisir pour tous. »
Voir l’ensemble du document : http://www.feps.ch/
Il faut aussi rappeler au passage qu’il y a en Suisse des Églises « historiques » de migrants, constituées à la suite de migrations au cours des siècles, en particulier depuis la Réforme Elles ont fait partie de la grande tradition historique d’accueil de la Suisse.
Ainsi la communauté des réfugiés anglais établis à Genève au XVIe siècle et dont le réformateur écossais John Knox, eut la charge pendant son séjour dans la ville. John Knox était disciple de Jean Calvin, le réformateur français lui aussi réfugié à Genève pour cause de persécutions en France.
Les Églises du refuge huguenot français trouvèrent aussi asile en Suisse de même que des protestants italiens chassés par la Contre-Réforme. Et bien d’autres qui n’étaient pas protestants...
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| 24 Février 2010 |  | Lettre à Monsieur l’Archevêque de Paris Président de la Conférence des évêques de France
 Evangile et Liberté, Mercredi 24 Février 2010 à 10:47 - Œcuménisme

Stéphane Lavignotte
pasteur de la Maison Verte
Paris 18e
Mission populaire évangélique
Fédération protestante de France
Paris le 19 février 2010
Le 30 novembre dernier, nous avons célébré à l’église Saint Merri une soirée de prière œcuménique à l’occasion de la journée mondiale contre le Sida, en communion avec les malades en France mais aussi dans les pays du sud, avec des malades de l’association Basiliade. Au beau milieu de la soirée, un groupe de jeunes gens ont interrompu la lecture de l’Évangile, jetant des boules puantes et des œufs sur l’assemblée et les célébrants, criant : « pas de gays dans nos églises ».
Nous n’avons pas évoqué publiquement cette agression, ne souhaitant pas donner de la publicité aux groupuscules qui imaginent que les idées haineuses de l’extrême-droite puissent avoir un quelconque rapport avec le message d’amour du Christ.
Si je vous interpelle aujourd’hui c’est que cet incident n’est plus isolé. Dimanche dernier, place Notre-Dame, plusieurs couples homosexuels, de retour d’un Kiss-in organisé place Saint Michel à l’occasion de la Saint Valentin, se sont embrassés sur la place Jean-Paul II, espace public. Ils ont été pris à parti par des groupes de jeunes catholiques proférant des insultes homophobes telles que « Tantouses de merde », « Les pédés au bûcher », « Cassez-vous, on est chez nous », « allez faire cela chez vous », les repoussant hors de la place. Que se serait-il passé si les forces de l’ordre ne s’étaient pas interposées ?
Ces deux incidents m’inquiètent. Les célébrations pour la journée mondiale contre le sida ont lieu depuis de nombreuses années, à Saint Merri, dans notre temple protestant de la Maison verte, à l’église des Blancs-Manteaux. Nous n’avions jamais subit une telle agression. Place Jean-Paul II, dimanche dernier, des jeunes catholiques, publiquement, devant des caméras, devant les forces de l’ordre, ont proféré sans retenu des insultes, sans doute judiciairement condamnable, et en tous cas bien loin de l'agapé chrétienne. Elles s’ajoutent à l’agression contre une célébration œcuménique inter-associative à Lille en juin 2009, d’un bar à Laval en avril 2009, du centre LGBT de Nantes en janvier 2010, à chaque fois par des personnes se revendiquant de la plus grande proximité avec les positions actuelles du Vatican.
Qu’est-ce qui fait qu’aujourd’hui certains jeunes catholiques se sentent autorisés à de tels comportements qui n’avaient pas lieu hier ? Cela tient-il à la compréhension qu’ils ont des décisions de l’Église catholique durcissant le refus de l’accès des personnes homosexuelles à la prêtrise et à la vie en communauté ? Des positions des églises catholiques notamment en France contre l’ouverture du mariage, de l’adoption et de la PMA pour les couples de même sexe ?
Nous ne sommes sans doute pas d’accord sur ces sujets. Mais j’avais noté avec satisfaction l’affirmation du Vatican, par Jean-Paul II dès 1992 et de Benoît XVI en 2008, selon laquelle son refus d’évolutions législatives ou ecclésiales sur ces sujet n’empêchait pas son refus de l’homophobie. Ces jeunes gens qui se réclament clairement d’une défense vigoureuse de Benoit XVI – j’en veux pour preuve leur slogan « Habemus papam » dimanche dernier place Jean-Paul II ou l’évocation de « nos églises » dans l’agression dont nous avons été l’objet – semblent eux ne pas faire la différence.
Je ne peux croire que vous restiez silencieux sur de tels comportements, bien que pour l’instant informé de l’incident de Saint Merri par des participants, vous n’ayez toujours pas réagi. Parce que ces jeunes ne sont pas des « dissidents » de l’Église catholique mais se revendiquent comme les plus fideles de vos fideles, une absence de prise de position pourrait leur laisser croire une sympathie de votre part pour ces actes, pourrait valider leur amalgame entre les positions de l’Église catholique et la légitimité de l’homophobie, et les inciterait à recommencer des actes moralement et judiciairement condamnables. Je ne peux croire que vous ne condamniez pas publiquement de tels contre-témoignages de l’Évangile qui rejaillissent sur l’ensemble des chrétiens. Comme vous l’a demandé également l’association chrétienne LGBT David et Jonathan, une parole claire de votre part est attendue.
Votre frère en Christ,
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| 22 Février 2010 |  | Le Jésus de l'agnostique
 Evangile et Liberté, Lundi 22 Février 2010 à 22:00 - Spiritualité
 Jean-Paul Borel
Le numéro 236 de Evangile et Liberté , centré sur le couple « Dieu et l'humain », montre assez bien comment un agnostique peut dialoguer sereinement avec un croyant au sujet de deux éléments de la Trinité chrétienne : le Père et l'Esprit. Par contre, il est très discret s'agissant du Fils. Je vais imaginer un athée intelligent, donc qui sait, entre autres, qu'il est impossible de prouver l'existence ou la non existence de Dieu, le nommer Thomas (l'incrédule) et m'adresser à lui.
- Evidemment, Thomas, tu ne peux pas prendre au premier degré le credo de la tradition. Des notions comme « Jésus fils de Dieu », « immaculée conception », « résurrection », « vie éternelle », et bien d'autres, ne te parlent pas. Par contre, « Jésus fils de Joseph et Marie »…
- Oui, cet homme a certainement vécu au premier siècle de notre ère, mais il reste très mystérieux. Je vois en lui un défenseur des faibles, des malheureux, un juif croyant opposé à l'Église officielle.
- Donc, quelqu'un dont tu te sens proche, un humain semblable à toi ?
- Oh, je cherche à l'imiter, modestement. Si tu me dis qu'il était « fils de Dieu », cela signifie, dans ma vision du monde, que nous avons tous en nous ce même désir : aider les déshérités. Je sens clairement en moi cette faculté d'amour, pour autrui en général, pour des malheureux que je connais, et pour d'autres dont on me parle, les victimes d'un tremblement de terre, de l'exploitation économique, de la famine du Sahel, du sida… Mais voilà, je suis un homme imparfait, et je perçois aussi en moi l'éternel égoïsme. Alors, si tu me dis que Jésus était Dieu…
- Le Fils de Dieu.
- C'est la même chose. Être seulement amour, ne pas connaître la haine ou l'égoïsme, c'est réservé à… Je ne sais pas à qui ; ce n'est pas humain, ça ne fait pas partie de notre « humanité ». Et puis, tu vois, je n'ai pas besoin de la promesse d'une récompense pour faire tout ce que je peux, lutter contre l'égoïsme, le mien et celui des autres, des puissants surtout. Jésus de Nazareth, d'après ce que je sais de lui…
- Tu veux lutter contre les hauts dignitaires de l'Église ?
- La réforme de l'Église appartient aux croyants. Mais les Tartuffe se retrouvent dans tous les domaines. Je suis contre tous les hypocrites, ceux de la politique, de la démocratie, de la science, de l'art.
- La vie éternelle ?
- C'est une contradiction. Ce que nous appelons vie part de la naissance, croît, atteint la phase de reproduction, décline et aboutit à la mort.
- Pas de résurrection non plus, bien sûr.
- Le fils de Joseph et de Marie était un homme. Il est mort. Ni Dieu ni son Fils n'ont à ressusciter, parce qu'ils ne meurent pas.
- Et le jugement dernier ?
- C'est à moi qu'il incombe. Je viens de te dire que « je fais tout ce que je peux ». Ce n'est pas vrai. J'aurais pu et j'aurais dû faire beaucoup plus et surtout beaucoup mieux. Je le sais. Je me le pardonne, parce que je suis un homme, et je continue de lutter. Telle est la vie.
- C'est bien, Thomas. Continue
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| 12 Février 2010 |  | la Suisse et les minarets
 Evangile et Liberté, Vendredi 12 Février 2010 à 21:57 - Société
 Hugues Vertet
Je lis avec intérêt la Suisse et les Minarets P. 23 Ev et Lib Janvier 2008
De là petit questionnaire que j'ai communiqué à des amis musulmans, catho, protestants:
1 - Croyez-vous avoir besoin d'un minaret ou d'un clocher pour être musulman ou chrétien ?
Réponse, notre foi ne dépend pas de ce type de construction
2 - avez-vous besoin d'un crieur public, de sons de cloches pour penser à la prière ? pour être avertis de l'heure ?
Réponse nous avons tous des montres. Vous nous prenez pour des gens du Moyen-Age, oui ? des portables ..
vous prenez les croyants pour des gens arriérés ?
3 - Vous, protestants sans clochers , ni minarets , vous sentez vous brimés dans la société ? incapables de retrouver un lieu de culte dans la cité ?
Réponse il existe des plans de ville, nous savons lire et poser des questions
A la suite de cette enquête, Il me semble que ce problème de minaret est artificiel, gonflé, inconsistant.
Le respect envers la religion d'autrui n'est pas une cause gagnée , écrit Bernard Reymond . Etrange façon de poser la question.
Le respect de l a religion d'autrui tient-il à une forme architecturale dont l'utilité est dépassée au XXI° siècle ?
Les Suisses semblent avoir raison pour la majorité des gens à qui j'en ai parlé. Le désir de rester dans une forme traditionnelle n'est pas un besoin, c'est un désir chez certains. Au XXI° confondre désirs et besoins est fort dangereux dans la vie quotidienne, oui ?
N'existe point plutôt un besoin de réflexion et de recherche qu'exprime Evangile et Liberté. Il s'exprime plus par la contestation des formes de culte, de formes architecturales etc ...
Amitiés d'un vieux Directeur de Recherche au CNRS
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| 11 Février 2010 |  | Problema? Incomprension ? Enigma ? (langue espagnole)
 Evangile et Liberté, Jeudi 11 Février 2010 à 15:24 - Société
 Raphaël Picon
traduction Jean-Pierre Pairou
No ! El terremoto que acaba de asolar Haïti , una de las peores catastrofes de la epoca contemporeana , no plantea ningun problema teologico La unica respuesta al porque es la tectonica de placas. Dios no tiene la todapotencia del gran relojero que lo hace todo y lo puede todo, que controla los mas minimos detalles de nuestras vidas, que da la vida y la quita cuando se le antoja. Dios tampoco es este dios de la retirada que, pudiendo intervenir en las cosas del mundo , renuncia para dejarnos libres, pero en realidad abandonados y por si solos culpables. Dios no tiene, finalmente, la impotencia del espectador pasivo que, no pudiendo nada y no queriendo nada asiste con los brazos cruzados, a la tragedia humana. El Dios de Jesus cristo es el Dios de la lucha. El Dios del rechazo de la resignacion y de la fatalidad. El Dios de la lucha por un mundo mejor. Dios es la palabra mas adecuada para decir aquella potencia de vida y de creatividad, que en la complejidad del mundo y en lo que forma la realidad, lucha con empeño contra todo lo que nos oprime, que nos rompe, lo que nos hace incapaces de existir. Dios labora por la plenitud del mundo y de nuestras vidas, y eso aunque la misma vida, la nuestra y la de la naturaleza, se resiste. Dios no lo puede todo. Su hijo, es decir su herencia, su mensaje , su predicacion, no fue el, clavado sobre la cruz ? Dios no lo puede todo pero el lucha con nosotros y por nosotros, por la transfiguracion del mundo. El terremoto de Lisboa en el siglo 18, fue un verdadero seismo intelectual. Hizo temblar la certeza de vivir en el mejor de los mundos posibles y recuso la idea muy asegurante que dice que el mundo es el despliegue de una razon superior . Haïti y el sequito de los dramas del mundo y de nuestras vidas , nos lleva a la misma conclusion, nos llama a la misma compasion creadora.
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| Évangile et liberté, fondé en 1886, est le mensuel francophone du Protestantisme libéral.
Chaque mois Évangile et liberté vous propose des textes de réflexion et de spiritualité. Ses pages veulent interroger la foi chrétienne dans ses contenus et ses expressions. |
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LES NOTES RÉCENTES

Tutte le forme di protestantesimo non si equivalgono (italien)
 Problema? Incomprension ? Enigma ? (langue espagnole)
 Atei e cristiani, simili e diversi (italien)
 Églises étrangères en Suisse
 Évangile et Liberté traduit en d’autres langues
 Lettre à Monsieur l’Archevêque de Paris Président de la Conférence des évêques de France
 Lettre à Monsieur l’Archevêque de Paris Président de la Conférence des évêques de France
 Le Jésus de l'agnostique
 la Suisse et les minarets
 Parler de la foi en chrétien libéral


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